Metodo per la pratica al pianoforte dell'allievo dislessico

Libro per insegnante e allievo

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La didattica inclusiva, così definita in relazione ai disturbi specifici di apprendimento (DSA) e ai bisogni educativi
speciali (BES), è una realtà quanto mai urgente nel nostro tempo. D’altro canto è ormai scientificamente accertato
che un metodo per DSA può essere rivolto a tutti, promuovendo un approccio verso la materia più efficace e
coinvolgente.
Il presente lavoro si offre come facilitatore dello studio dello strumento e della lettura musicale, beneficio
fondamentale a un cammino costruttivo e sereno sia per l’allievo che per l’insegnante; si propone inoltre di
superare le difficoltà insite alla dislessia, un diverso modo di apprendere, che per avere successo richiede particolari
accorgimenti, sia nei contenuti sia nella forma scritta.
La novità di questo metodo pianistico, quindi, incontra il bisogno di tutti i potenziali studenti, a prescindere
dalle loro attitudini e dalle loro difficoltà.
Mauro Montanari
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Come si intuisce, la mente di un lettore, sia di un testo verbale che di uno musicale, ha un bel po’ di lavoro da
compiere e potrebbe incepparsi, o comunque essere rallentata e affaticata, da difficoltà selettive che riguardano
uno dei tanti meccanismi che il leggere comporta. Ecco perché in queste circostanze è opportuno che operazioni,
che nella maggior parte degli allievi non sollevano particolari problemi, diventino oggetto di un lavoro didattico
specifico, che porti a recuperare il legame tra segno e referente che altrimenti rimarrebbe oscuro o incertamente
appreso.
Un percorso come quello proposto in questa opera va proprio in tale direzione. Come si avrà modo di apprezzare,
per rendere “naturale” la “logica” della notazione musicale sembra utile seguire un approccio plurimodale che
cementi le associazioni tra segni sul pentagramma, loro nomi e posizioni sulla tastiera attraverso somiglianze
spaziali, assonanze fonetiche, suggestioni immaginative e narrative. Tutte sollecitazioni che, convergendo verso
il medesimo obiettivo, fanno scattare sinergie tra di esse, non trascurando la curiosità che possono suscitare e il
divertimento che possono procurare. Nell’allievo ma, perché no, anche nell’insegnante.
Dalla prefazione di Alessandro Antonietti
Professore ordinario di Psicologia cognitiva applicata, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Date Oct 3, 2015