Accattivanti programmi del Salotto Cameristico

Due serate con I Virtuosi Italiani, il Josef Suk Piano Quartet e il Duo Lavrynenko - Guliei

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Created by Dejan Bozovic · Review

Il Salotto Cameristico dell’Associazione Chamber Music di Trieste continua a riscuotere il successo presso il pubblico della Sala Ridotto “Victor de Sabata” del Teatro Verdi, grazie alla qualità delle proposte e alla programmazione variegata soprattutto per quanto riguarda la tipologia delle formazioni. I protagonisti del terzo evento, per esempio, sono stati I Virtuosi Italiani, con il bravissimo konzertmeister Alberto Martini, e il Josef Suk Piano Quartet i cui membri, però, in questa occasione si sono scissi per affrontare le partiture solistiche.
Cinque protagonisti, dunque, per un’unica serata, siccome il contributo de I Virtuosi all’esito complessivo certamente non è minore rispetto a quello dei solisti. Il suono omogeneo, finemente patinato, caldo e avvolgente, cangiante e vivo, alimenta la studiata bellezza del fraseggio a cui si coniugano l’intesa e l’equilibrio interni nonché l’esemplare precisione. L’eleganza, effervescenza e purezza stilistica della compagine rende pienamente giustizia alle pagine del classicismo.
La prima parte è dedicata a Haydn e il primo musicista del Quartetto Suk ad esibirsi è il pianista Václav Mácha, nel Concerto in re maggiore Hob.XVIII:11, seguito poi dal violoncellista Václav Petr, impegnato con il Concerto n. 2 in re maggiore HobVIIb:2. Per quanto ben amalgamate nell’ambito del Quartetto, le indoli artistiche dei due si rivelano piuttosto dissimili. Mácha è riservato, pacato, schivo di slanci espressivi, sicuro della propria pressoché imperturbabile tecnica, mentre Petr preferisce permettersi qualche sporadica imprecisione dando un ampio respiro alla lettura molto grintosa e intimamente sentita, seguita da un ancora più convincente bis, la Sonata per violoncello op. 28 di Ysaÿe. Proposta nel secondo tempo, la Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore per violino, viola e orchestra K.364 di Mozart porta in scena Radim Kresta (violino) e Eva Krestová (viola), le cui interpretazioni, ottimamente intrecciate alla vibrante loquela de I Virtuosi, rappresentano l’acme della serata, tanto per una sfavillante tecnica quanto per un profondo rapporto con ogni suggerimento della scrittura in cui si emergono senza riserve, in perfetta simbiosi e con eccellente ardore, che altrettanto segnano la Passacaglia di Händel – Halvorsen suonata fuori programma.
La serata non sarebbe stata completa se I Virtuosi non avessero concesso un bis, ottimamente suonata la Danza delle furie da “Orfeo ed Euridice” di Glück.
Il programma del penultimo evento della rassegna spazia, invece, dal primo al tardo romanticismo, dal mondo viennese a quello parigino. La violoncellista Olena Guliei e il pianista Volodymyr Lavrynenko, unitisi nel Duo nel 2014 alla Hochschule für Musik di Amburgo, dimostrano di sentirsi a proprio agio su entrambi i poli della letteratura ottocentesca, cominciando con la Sonata in do maggiore op.102 n.1 di Beethoven e l’”Arpeggione” di Schubert.
Il mai ostentato virtuosismo e la marcata sensibilità, spiccante soprattutto nel sinuoso, soave e palpitante canto del violoncello, fanno facilmente perdonare qualche lieve incertezza della Guliei o brevi attimi di impeto eccessivo a cui si abbandona Lavrynenko trascinato dalla sua florida tempra poetica. Ogni neo, tuttavia, si dilegua nella poderosa, travolgente interpretazione satura di emozioni ed atmosfere metamorfiche, particolarmente attenta agli stilemi dell’epoca e dell’autore, dedicata alla Sonata in la maggiore di Franck in cui il Duo offre il proprio meglio, congedandosi dal pubblico con un bis tratto dalla Sonata di Brahms.

Date 2016