Il Quartetto Guadagnini in scena al 'Rossini' di Pesaro

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Created by Paola Cecchini · Review

Il settimo appuntamento della rassegna musicale organizzata da Ente Concerti di Pesaro, ha portato sul palco del 'Rossini' il Quartetto Guadagnini, nato nel 2012 dall’affiatamento di quattro giovani musicisti provenienti da Ravenna, Pescara, Roma e Bari: Fabrizio Zoffoli (violino), Giacomo Coletti (violino), Matteo Rocchi (viola) e Alessandra Cefaliello (violoncello).
Il Quartetto - che ha preso il nome dal grande Giovanni Battista Guadagnini (1711-1786) uno dei più grandi liutai nella storia -ha il privilegio di poter suonare quattro strumenti d’eccezione di scuola piemontese, ricevuti in prestito da Gianni Accornero (famoso liutaio ed esperto di strumenti ad arco) Fabrizio suona un bellissimo Giovanni Francesco Pressenda (datato 1838), Giacomo un Francesco Guadagnini del 1885, mentre Matteo e Alessandra due strumenti di Annibale Fagnola (datati 1910).

Vincitore nel 2014 del Premio Piero Farulli, in seno al XXXIII Premio Franco Abbiati, il Quartetto si qualifica tra le più promettenti formazioni cameristiche d’Europa, dedite al grande repertorio quartettistico classico e romantico, con una particolare attenzione a quello del Novecento ed alla musica del nostro tempo.
Anche ieri sera ha suonato con competenza (anche se in modo un pochino didattico), ma il programma scelto per la serata è apparso ai più (me compresa) austero ed anche un po’noioso, non riuscendo a coinvolgere il pubblico in sala.

La prima parte è stata dedicata al Quartetto per archi in la minore "Rosamunde" di Franz Schubert (D.804, op. 29 n.1): un’opera di toccante intensità emotiva, Intrisa di malinconia, adombrata di tristezza e cupi pensieri (1824). E’ una tra le poche opere che il Musicista riuscì a pubblicare negli ultimi tristi anni di vita (1797-1828) : la sua salute era minata da una grave malattia venerea e le precarie condizioni economiche gli creavano ulteriori disagi e difficoltà.
La seconda parte della serata è stata dedicata al Quartetto opus 51 n.1 di Johannes Brahms (1833-1897), scritto e rappresentato nel 1873, dopo 7 anni di ripensamenti e rielaborazioni. Anche quest’opera è di carattere per lo più cupo e drammatico: accostata ai toni austeri ed ai forti slanci epici, appare di chiara derivazione beethoveniana.

Il prossimo appuntamento della rassegna è previsto per domenica 19 febbraio e dedicato a Beethoven: sul palco la Form (diretta da Hubert Soudant) e Yuzuko Horigome (violino).

Date Feb 15, 2017