Winckhler e Shulze sulle vette della musica liederistica

I due artisti ospiti della Società dei Concerti di Trieste

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Created by Dejan Bozovic · Review

Idealmente, la traiettoria di un lied si proietta a fondere inscindibilmente la meditabonda parola poetica con la melodia, in un microspazio capace di espandersi e deflagrare nella percezione di chi ci si addentri per sfiorare i significati e sentimenti eterni e universali. E’ davvero ristrettissimo il cerchio degli autori che hanno sommamente portato questo astratto intento alla materializzazione, e quasi altrettanto rari sono gli artisti in grado di trasmettere la siffatta compiuta perfezione con assoluta pienezza. Un’encomiabile serata proposta dalla Società dei Concedi di Trieste ci ha resi testimoni di un tale miracolo.
A soli ventisei anni, Matthias Winckhler, nel 2014 il vincitore del Primo Premio alla Salzburg International Mozart Competition, ha assimilato in maniera incredibilmente profonda e intima i principi di un’interpretazione liederistica che con elettrizzante immediatezza e confacente tocco personale congiunge il poeta, il compositore e l’ascoltatore. La sua voce di bellissimo ed incisivo timbro erige e definisce uno spazio dove sembra possibile vivere di versi che si fanno musica, e di musica la cui eloquenza trasgredisce il potere della parola. Il giovane baritono è l’incarnazione di musicalità e di sensibilità nell’accezione generica del termine, virtuosamente abile nell’evocare con stupefacente vitalità le immagini e le emozioni, i pensieri introspettivi, i sospiri quasi soffocati oppure struggenti, gli sprazzi di gioia, ogni cosa, insomma, suggerita dal testo e dalla partitura. Mai uno sforzo, benché minimo, screzia il canto impostato con tanta conoscenza dottrinale da apparire come un flusso spontaneo, tuttavia versatile e stilisticamente accurato, trattisi di Mahler (Erinnerung da Lieder und Gesänge e quattro Lieder da Des Knabenwunderhorn), Schumann (Dichterliebe) o Schubert (quattro Lieder da Schwanengesang).
Evidentemente, proprio come non è ammissibile dividere il contenuto del pentagramma dai versi - anzi, essi devono assumere la minuziosamente precisa trascrizione nel linguaggio delle note – le virtù del cantante non possono essere considerate indipendentemente dalla bravura del pianista. Il sortilegio, manco a dirlo, non sarebbe completo, non funzionerebbe persino se al pianoforte non ci fosse un magistrale, passionale ed appassionante, marcatamente intelligente, espertissimo Jan Philip Schulze. Sublime dialogante e squisitamente ispirato nei passaggi assolo, portentoso poi in quelli di Mahler, Schulze è l’eroe, alla pari di Winckhler, di questo trascinante e memorabile evento, incoronato con due fuori programma di Schubert.

Date 2017