Beethoven tra classicismo e romanticismo: la rivoluzione musicale dell’800

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by Emma Amrilli Ascoli - on Cameristica

Martedì 9 maggio 2017, alle ore 18.00, al Circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli, in via Cesario Console 3 bis, per la festa dell’Europa, Maria Gabriella Mariani, recentemente premiata in California con il prestigioso Global Music Awards “Outstanding Achievements”, terrà una lezione concerto dedicata a Beethoven.
Pianista e compositrice, si diploma con 10 e lode e menzione d’onore sotto la guida del Maestro Tramma per poi perfezionrsi con il Maestro Aldo Ciccolini e presso la Scuola di Musica di Fiesole per la musica da camera.
Il recital, promosso dal Club per l’Unesco di Napoli, prevede l’esecuzione delle sonate di Beethoven per pianoforte op. 26, op. 27 n° 1 e 2 ed una presentazione della stessa Maria Gabriella Mariani dal titolo: “1800-1801, Beethoven e l’ideale d’Europa all’alba del XIX secolo”.
Il 1800-1801 non è solo “l’alba del nuovo secolo”, ma anche il periodo di composizione delle sonate in programma.
Con la sonata op. 26 in la bemolle maggiore, Beethoven inizia il suo personale percorso di rivoluzione degli schemi classici: pur rispettando la divisione in quattro movimenti, il compositore sceglie non solo di iniziare con un “Andante, tema con variazioni”, ma indica come fulcro della sonata un altro tempo lento la “Marcia Funebre” che denominerà l’intera opera. Fra i due movimenti lenti si frapponte uno Scherzo ed a conclusione, per non lasciare spazio in alcun modo alla forma-sonata, un Rondò.
Le due Sonate dell’op. 27 sono indicate come “Sonate quasi fantasia” a rimarcare la lontanza dallo schema formale classico, in entrambe le composizioni, infatti, i movimenti vengono eseguiti senza interruzioni. La sonata op. 27 n.1 in mi bemolle maggiore, inizia come la precendente sonata op.26 con un Andante, il cui tema viene ripreso all’interno dell’Allegro vivace conclusivo dando unità alla sonata.
La sonata op. 27 n. 2 in do diesis minore è comunemente nota come “Sonata al chiaro di luna”; questa denominazione, oramai indiscussa, non venne attribuita da Beethoven bensì da Ludwig Rellstab, che paragonò la frastagliata stabilità ritmica dell’Adagio iniziale al “riflesso del chiarore della luna sul lago dei Quattro Cantoni”. Data la potenza espressiva di questo Adagio, ed i precedenti dell’op. 26 e della sonata n. 1 op. 27, è riduttiva l’interpretazione che vede nella suddivisione in tre movimenti di questa sonata, una mera omissione di un ipotetico primo movimento. Segue l’Allegretto definito da Liszt “un fiore fra due abissi”, quello calmo e melanconico del “chiaro di luna “ed il conclusivo Presto agitato quasi disperato.

Source Oltrecultura, di Emma Amarilli Ascoli · Date May 7, 2017