Pianoforte e flauto triestini per l’iraniano Keyhani

Reana De Luca e Tommaso Bisiak interpretano “Hejrani” nel nuovo cd del maestro di Teheran

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Created by Tommaso Bisiak · Interview

Trieste. A differenza di altri luoghi e di altri contesti, per fortuna nella musica non ci sono ancora confini e, se Teheran chiama, Trieste risponde. Lo fa attraverso due apprezzati musicisti come la pianista Reana De Luca e il flautista Tommaso Bisiak che, da qualche anno, si esibiscono in duo con grande successo, in virtù di un feeling artistico che ha dato ottimi frutti sia nel repertorio classico che in quello contemporaneo. Recente è la loro partecipazione a ”Garden of leaflessness” il nuovo cd di Karen Keyhani, uscito da poco per Mahoor Institute of Culture and Arts di Teheran. L’esecuzione del brano intitolato ‘Hejràni’ apre dunque una finestra triestina sulla musica iraniana dei nostri giorni, di cui Keyhani è esponente di spicco, spesso ospite in prestigiose rassegne musicali internazionali come La Biennale Musica dello scorso ottobre.

Come nasce questa collaborazione?

«Abbiamo conosciuto il maestro Keyhani – dice De Luca – due anni fa nell’ambito di ‘Risuonanze’ che è un festival internazionale indetto da Paolo Longo e Stefano Procaccioli, all’interno del quale si muovono delle proposte musicali nuove scritte dai compositori in prima assoluta. Alla fine del primo concerto è venuto nel backstage a farci i complimenti, poi - dice Bisiak – è arrivata la richiesta di incidere il pezzo per il cd».

Di che tipo di brano si tratta?

«Si tratta di un brano abbastanza composito. Per quanto mi riguarda – spiega De Luca - utilizza aspetti della tecnica pianistica tradizionale però impiega anche dei modi sperimentali e quindi, all’interno della cordiera, delle percussioni da realizzare con tutto il palmo della mano e anche delle note pizzicate ma sempre rispettando delle armonie abbastanza tradizionali».

E il flauto?

«Anche la parte del flauto è molto interessante – prosegue Bisiak – c’è una parte centrale che viene suonata col flauto basso mentre la prima e l’ultima parte vengono eseguite col flauto soprano. Dal punto di vista delle tecniche impiegate ci sono un po’ di cose interessanti come multifonici, effetti percussivi, un bel po’ di quarti di tono e, quindi, bisogna forzare un po’ la mano per trovare vari tipi di soffi necessari a riprodurre sonorità che ricordano la musica persiana tradizionale che, da loro, è normalmente studiata come da noi la musica classica. Comunque, dal punto di vista tecnico, il brano è scritto secondo i principi della scrittura tradizionale occidentale ed è l’elaborazione di un’antica aria persiana».

Quale l’approccio esecutivo?

«Nella musica contemporanea all’inizio dello spartito il compositore dà sempre delle indicazioni di massima. In questo caso noi abbiamo chiesto alcuni spunti ma Karen ci ha lasciato molto liberi perché credo gli piacesse proprio il nostro modo di interpretare. Questo ci ha permesso di esibirci esprimendo al massimo le nostre intenzioni più che le sue, probabilmente ne abbiamo colto gli aspetti conoscendo anche la sua persona. Io ho respirato assoluta libertà nell’interpretare il suo pezzo e questo è un aspetto che mi è piaciuto moltissimo».

Prossimi
impegni comuni?

«Un concerto a settembre ma con un programma interamente mozartiano. Però se capiterà l’occasione – conclude Bisiak - cercheremo di riproporre questo brano persiano anche in un altro contesto concertistico».

di Patrizia Ferialdi

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Source Il Piccolo · Date Aug 17, 2017