Finalissima Concorso Ferruccio Busoni 2017

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Created by Luca Di Giulio · Review

Fondato nel 1949 da Cesare Nordio, allora direttore del Conservatorio di Bolzano, il Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni giunge quest’anno alla 61esima edizione. Scorrendo l’albo d’oro possiamo vedere nel corso degli anni l’avvicendarsi di alcuni tra i massimi pianisti del dopoguerra e di giovani dalle grandi doti artistiche: Jörg Demus, Martha Argerich, Cécile Ousset, Garrick Ohlsson, Louis Lortie, Lilya Zilbertstein, Aleksandar Madzar, Anna Kravtchenko, Roberto Cominati, Alexander Romanovsky, Michail Lifits fino a giungere ai tre finalisti di questa sera. Al Teatro Comunale di Bolzano, accompagnati dall’orchestra Haydn diretta dal suo direttore principale Arvo Volmer, si presentano Anna Geniushene, Jaeyeon Won e Ivan Krpan. Finale insolita rispetto alla consuetudine dei concorsi pianistici dove di solito i finalisti si presentano con i concerti di Rachmaninov, Prokofiev, Čajkovskij questa volta il pubblico ha assistito ad una finale tutta beethoveniana con due Concerti n.5 in mi bemolle maggiore op.73 “Imperatore” inframezzati da un Concerto n.4 in sol maggiore op.58.
Prima a presentarsi sul palco del Comunale è la ventiseienne russa Anna Geniushene con l’Imperatore. La Geniushene si è formata al Conservatorio di Stato di Mosca nelle classi di Elena Kuznetova e Sergeij Kuznetov. L’Allegro iniziale presenta subito qualche problema di insieme tra pianoforte e orchestra nei primi accordi, cosa che accadrà nuovamente alla ripresa dell’introduzione. La lettura della pianista moscovita non spicca per brillantezza ma guarda verso il concerto beethoveniano in modo più introspettivo e forse addirittura introverso. Risaltano quindi dinamiche molto curate, pianissimi accentuati e molto intensi, l’attenzione alle voci interne. Il M° Volmer pare però non cogliere alcune raffinatezze e alcuni spunti interpretativi della solista. L’Adagio un poco mosso è la pagina dove il pianismo della candidata e la sua visione interpretativa si esprimono al meglio. Ne scaturisce un movimento ricco di pathos, raccolto ed intimo che conduce delicatamente l’ascoltatore alla transizione, senza soluzione di continuità, al terzo movimento: Rondò, Allegro. Qui la Geniushene si concede un po’ alla brillantezza del refrain del Rondò senza però tradire la sua coerente lettura interpretativa trovando il giusto spazio nelle digressioni dei couplets fino a giungere alla magica cadenza di pianoforte e timpani dove il discorso musicale si ripiega su se stesso prima delle fulminanti scale del pianoforte che conducono agli accordi conclusivi dell’orchestra.
Il secondo candidato a presentarsi sul palcoscenico è il Sud Coreano Jaeyeon Won, 29 anni con il Concerto n.4 op.58. Jaeyeon Won studia inizialmente in Corea per trasferirsi poi a Lipsia alla Hochschule Mendelssohn-Bartholdy. Dopo gli accordi iniziali del pianoforte e la lunga introduzione orchestrale Won dimostra di avere una tecnica e una agilità digitale notevoli. La scelta però di tempi piuttosto veloci e alcuni tentativi di accelerare rispetto all’orchestra vanno a scapito del risultato interpretativo. I colori e la timbrica appaiono in certi momenti piuttosto esteriori e superficiali, alla ricerca più dell’effetto virtuosistico e sonoro che della sostanza musicale. Il secondo movimento, perentorio e raccolto allo stesso tempo, lascia molto spazio al solista con molti momenti cadenzanti. Won pare un po’ monocorde e poco incline a lasciarsi coinvolgere dal profondo dolore di questa pagina. Giunti al Rondò: Vivace il pianista coreano dà sfogo a tutta la sua abilità digitale: le sonorità in certi frangenti paiono fin troppo pirotecniche e probabilmente poco si adattano a questo concerto beethoveniano che non è più discendente dei concerti di Mozart come lo era il terzo, ma neppure un concerto Biedermeier come, a tratti, si evince da questa esecuzione.
L’ultimo ad esibirsi, dopo l’intervallo di rito, è il ventenne croato Ivan Krpan che ripresenta al pubblico il Concerto n.5 op.73 “Imperatore”. Fin dalle prime note le impressioni sul giovane solista croato sono molto positive: un bellissimo suono, eleganza nel fraseggio e un’esposizione del discorso musicale scevra da qualsiasi fretta e agitazione. Ciò che non era in primo piano nell’esecuzione di Anna Geniushene risalta in questa esecuzione: la brillantezza e la grandiosità della concezione musicale. L’assieme tra gli accordi di Krpan e dell’orchestra è questa volta perfetto. Il raccolto Adagio spicca per la perfetta scelta metronomica. La visione del pianista croato pare però un po’ distaccata, distante dal pathos che Beethoven suggerisce. A dissipare la magia del movimento contribuiscono anche il direttore con un paio di interventi leggermente affrettati e qualche intervento dei legni non perfettamente intonato. Il vorticoso Rondò risplende dell’instancabile ottimismo beethoveniano e il ventenne Krpan evidenzia perfettamente questo aspetto di positività e spensieratezza. Unico appunto interpretativo è probabilmente la meccanicità e l’eccessiva brillantezza di una scala ripetuta tre volte nella cadenza finale col timpano prima dell’ultimo scatto pianistico e gli accordi finali dell’orchestra.
Per dovere di cronaca dopo una consultazione della giuria di circa mezz’ora, la serata termina con la cerimonia premiazione che vede al terzo posto Anna Geniushene, secondo Jaeyeon Won e vincitore del 61° Concorso Busoni Ivan Krpan.

Foto: PianoB

Date Sep 1, 2017