Triestini in visibilio per Halffter Caro, acclamatissima la violinista Alina Pogostkina

Lunghe ovazioni concludono il secondo appuntamento della Stagione sinfonica del Teatro Verdi

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Created by Dejan Bozovic · Review

Una ventina di minuti di vigorose acclamazioni finali e la Marche au supplice dalla Symphonie fantastique impeccabilmente bissata come risposta al fervente entusiasmo del pubblico, sono il corollario dell'invero trionfale ritorno di Pedro Halffter Caro al Teatro Verdi di Trieste per il secondo appuntamento della Stagione sinfonica. La carisma del maestro madrileno ha incantato tanto il pubblico quanto l'orchestra che, eccezionalmente concentrata, nel corso dell'intera serata sfoggia una forma smagliante.
Si inizia con una raffinata esecuzione del Lied spirituale Komm, süßer Tod BWV 478 di Bach nella trascrizione orchestrale di Leopold Stokowski, che dolcemente e filologicamente introduce il Concerto per violino “Alla memoria di un angelo” con cui un estremamente commosso Berg voleva ricordare e, con gli espedienti del pentagramma, immortalare l'immagine di Manon Gropius, figlia di Alma Mahler e Walter Gropius, scomparsa a soli diciotto anni. Prima a parole, attraverso una breve ed opportuna analisi del brano, e poi con la sua gentilissima e precisissima bacchetta, Halffter Caro ci trascina nelle visceri di un raccoglimento luttuoso, quasi incredulo, trafitto dai ricordi, disperatamente proclive ad attutirsi in una spiritualità mistica. L'organico puntualmente asseconda ogni suo gesto, immergendosi solennemente nella nobiltà dell'eloquio e dei sentimenti.
Le evocazioni più illuminanti e struggenti dell'anima e dello spirito di Manon, però, sono affidate alla partitura solistica e Alina Pogostkina affronta un sì esigente ed elevato impegno con una pregiata e inscindibile congiunzione tra maestria e sensibilità. La giovane violinista russa è una affabulatrice pregiata e dotata di ottimo gusto, faconda e coinvolgente, schiva di accenti inutilmente enfatici o ridondanti, capace di trasformare ogni asprezza tecnica nella parte fisiologicamente integrata nel discorso e ogni cenno in un fonema di ragguardevole espressività. Non è una cosa scontata ottenere le ovazioni dopo una, seppure splendida, lettura di un Concerto insufficientemente noto e di poliedrica complessità, ma grazie alla sincerità e suggestività di tutti gli interpreti, la platea triestina questa volta non risparmia gli applausi.
E, certamente, non meno esaltante si erige la soprannominata Symphonie fantastique di Berlioz ascoltata dopo l'intervallo, potente e ipnotizzante, pregna di carattere e di atmosfere, magnificamente compatta nell'architettura proteiforme proiettata in un continuo crescendo verso lo scatenato finale. Senza riserve né titubanze, Halffter Caro ne coglie ed estrapola la plenaria opulenza musicale e narrativa contagiando con il proprio energico temperamento e con la passionalità la compagine che in maniera brillante scioglie ogni difficoltà, offrendo una prestazione di grande pregio.

Date 2017