Due memorabili serate al Teatro Verdi di Pordenone

La città diventa la quarta residenza della Gustav Mahler Jugendorchester

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Created by Dejan Bozovic · Review

I due splendidi concerti al Teatro Verdi di Pordenone sono stati il vero corollario del progetto che ha visto questa estate la città friulana ai confini con il Veneto la residenza della Gustav Mahler Jugendorchester fondata da Claudio Abbado esattamente tre decenni fa. Ogni anno, tra ottobre e dicembre, una rigorosa e altamente competente giuria internazionale seleziona tra circa due mila candidati i nuovi giovani musicisti per la celeberrima compagine che si prepara per la tournée, seguita dai sommi maestri, in una delle quattro città residenziali, di cui altre tre sono Vienna, Lisbona e Bolzano.
Regolare ospite delle più prestigiose sale mondiali, la GMJ ha iniziato la tranche estiva della propria attività ad agosto, con i concerti ad Aquileia e Tolmezzo, serbando, dunque, il gran finale per Pordenone. Il teatro gremito entrambe le sere, l'atmosfera di attesa ed eccitazione palpabile, tute le premesse per un ottimo esito sono ben evidenti. Ma persino chi ha già avuto numerose occasioni di testimoniare l'eccellenza artistica della GMJ, rimane nuovamente ed ulteriormente sorpreso dalla potenza dell'impatto generato dalle sue interpretazioni e non riesce a non chiedersi ancora una volta come è possibile che – al di là di impeccabilità tecnica – più di cento musicisti respirino come un unico organismo, offrendo le letture di una maturità e minuziosità sì profondi da essere difficilmente abbinabili alla loro giovane età.
Certo, una parte della risposta riguarda la presenza sul podio di uno straordinariamente ispirato e concentrato Ingo Metzmacher, uno tra i nomi più significativi dell'attuale scena musicale. Il maestro tedesco ipnotizza tanto l'Orchestra quanto il pubblico, trascinando entrambi in quello spazio trascendentale in cui la musica sembra tramutarsi in un'avvolgente, plenaria forza spirituale e vitale. E va premesso che il programma di entrambi gli eventi schiva le musiche di facile presa, puntando sui brani complessi, impegnativi, alcuni di rarissima esecuzione.
La prima serata si avvia con la Musica di accompagnamento per una scena cinematografica op. 34 di Arnold Schönberg, una pagina interessante e ingiustamente trascurata che, contrariarmene al proprio titolo non fu scritta per un film concreto né mai usata a tale scopo. L'esecuzione della GMJ le rende giustizia con un'acuta e dilettevole lettura, la quale, quasi filologicamente, introduce il pezzo centrale, il Concerto in Fa maggiore per pianoforte e orchestra di George Gershwin scritto nello stesso periodo. Uno dei grandi principi della tastiera, Jean-Yves Thibaudet, sa essere, secondo le esigenze della partitura, un esegeta scatenato o estremamente raffinato, sensibile ed espressivo persino nei passaggi la cui scrittura potrebbe apparire prettamente virtuosistica. Il dialogo con l'organico è vivo ed inappuntabile e l'esecuzione toglie ogni eventuale dubbio sullo spessore dell'estro gershwiniano.
Nella seconda parte, Il mandarino meraviglioso, La Suite op. 19 di Béla Bartók e la Suite n. 2 da Daphnis et Chloé di Maurice Ravel porgono a Metzmacher e alla GMJ una spettacolare possibilità di palesare con totale pienezza la versatilità, la capacità di immergersi con massimo rispetto – che assolutamente non esclude l'inventiva, la libertà degli accuratissimi sviluppi fraseologici, l'ampiezza del respiro né l'indispensabile impronta personale – negli specifici stilemi e nel pensiero di ciascuno degli autori proposti. La possente bellezza e l'eloquenza narrativa dei tanto squisiti quanto esigenti brani vengono esaltati dall'affabulazione sorretta elegantemente dalle sonorità compatte, omogenee, sempre perfettamente calibrate, pregne di atmosfere e nutrite dalle ammalianti sfumature timbriche.
Le medesime qualità, degne delle migliori orchestre nel panorama internazionale, la sera successiva illuminano l'interpretazione di quell'accattivante ma raramente proposta chicca che è Turangalîla di Olivier Messiaen, poliedrica e stratificata, segnata da marcate, spesso improvvise metamorfosi caratteriali e da una singolarissima orchestrazione che prevede la partecipazione di pianoforte, al quale di nuovo troviamo Jean-Yves Thibaudet in ottima forma, e del primo strumento elettronico, Onde Martenot, affidato a Valerie Hartmann. Questo componimento non scevro di accenti retorici, di idee reiterate e qualche calo di creatività, necessità di raffinatezza, intelligenza, empatia, precisione e indole ludica che certamente trova nel maestro Metzmacher e nella Gustav Mahler Jugendorchester, salutati con meritate, lunghe e calorosissime ovazioni.

Date Sep 9, 2017