L'italiana in Algeri trionfa al “Verdi” triestino

Il fortunato spettacolo rimane in scena fino al 3 giugno

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Created by Dejan Bozovic · Review

Eccellentemente diretta da George Petrou ed eseguita dall'Orchestra del Teatro Verdi di Trieste – impossibile non menzionare subito la squisita forbitezza dei discorsi dell'oboe, ottavino, fagotto e flauto, ma l'organico al completo si palesa nell'ottima forma –, l'Ouverture de L'italiana in Algeri preanuncia una serata brillante nel segno dell'impeccabile connubio tra la dimensione musicale e quella scenica. Il rinomato maestro Greco, nonché bravissimo pianista che accompagna i recitativi secchi al fortepiano, esalta ogni aspetto della partitura inondando l'atmosfera di puro stile Rossiniano, con un gesto tanto preciso quanto elegante ed ispirato. Non gli sfugge alcun dettaglio e tutti i fili si raccolgono armoniosamente in un'unica, colorita, spumeggiante e dilettevole trama. Un'impresa ammirevole considerata la scrittura del grande pesarese il quale, non senza (auto)ironia, per sottolineare il carattere stereotipato dei personaggi, nei brani d'insieme assegna a ciascuno di essi un musicalmente distinto (spesso disgiunto) eloquio oppure applica il canone, le tecniche che esigono la perfezione affinché si evitino gli sfasamenti e la confusione.
La compagine, ribadiamo, funziona come un finissimo meccanismo assecondando estrosamente i suggerimenti dal podio, ma altrettanto capillare è la puntualità, avvolta in una superlativa disinvoltura sia vocale sia istrionica, dell'intero cast. Nel ruolo titolare, un'incantevole scoperta per il pubblico triestino, la giovane Chiara Amarù che domina il ruolo con la spigliatezza di una diva provetta, graziata da un bellissimo timbro che mantiene la pienezza in tutti i registri, da una splendida, imperturbabile tecnica e dalla incisiva e ben calibrata presenza scenica. Vocalmente smagliante Antonio Siragusa è il tipo di cantante che Rossini doveva aver in mente concependo il Lindoro. Semplicemente, nulla si potrebbe aggiungere né togliere alla sua interpretazione senza incrinarne il fascino ed è il suo “Languir per una bella”, acclamato con delle vere e proprie ovazioni che sarebbero potuto sfociare in un bis, ad aprire l'incessante serie degli applausi a scena aperta. Irresistibile anche Nicola Ulivieri, scatenato, però senza eccessi nei pani del Mustafà che abilmente passa dagli atteggiamenti, vocali e scenici, di un leone a quelli di un agnellino, tuonante o mite secondo le occorrenze, agile nelle fioriture e del tutto perdonabile per qualche acuto meno solido (il giuramento dei Pappataci fa ridere tutti eccetto coloro che lo devono pronunciare, ovvero cantare). Non si fa certamente rubare la scena Nicolò Ceriani, un Tadeo forse non particolarmente raffinato nell'emissione vocale, tuttavia sicuro, incisivo e spassoso. Giulia Della Peruta è un'Elvira coi fiocchi, di voce non voluminosa ma decisamente cristallina e penetrate, soprattutto nell'alta tessitura. Completano dignitosamente il cast Shi Zong (Haly) e Silvia Pasini (Zulma).
Se nessuno degli interpreti cade alla tentazione di portare la prestazione sopra le righe, un rischio estremamente presente nel caso concreto, il merito va in buona parte a Stefano Vizioli che firma la messa in scena per questo fortunato allestimento realizzato dalla Fondazione Rossini di Pesaro in collaborazione con la Casa Ricordi di Milano. Il regista fonda il suo concetto sul aspetto burattinesco dei personaggi, modellati in partenza, ossia nel libretto di Anelli e nella partitura, come prototipi privi di complesse connotazioni individuali, ambientando l'eccentrica vicenda in una specie di teatro delle marionette e istruendo minuziosamente i cantanti ai comportamenti, alla gestualità e alla mimica idonei a tale inquadratura complessiva e ad ogni specifica situazione, nel rispetto assoluto della sostanza di quest'opera. Vizioli inoltre riesce, cosa ormai rarissima, a sfruttare e mettere in risalto ogni spunto comico schivando efficacemente le esagerazioni, i luoghi comuni e il cattivo gusto. L'esito è trascinante grazie all'immacolata empatia con Ugo Nespolo, l'ideatore delle scene e dei costumi che disegnano un mondo fiabesco, pregno di azzeccati dettagli, fitto e vivace, cosparso di soluzioni ilari, insomma, ideale per un memorabile edizione de L'italiana in Algeri.

Date 2018