Questa o quella ossia Rigoletto a Firenze

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E’ ammonimento comune dire che non si debba commentare qualcosa prima che esso sia stato pienamente visto (sentito).
Si bacchetta chi denigra a priori (o posteriori) ma comunque, lo spettacolo di regia ossia la regia nell’opera lirica, additare l’ignoranza (nel senso etimologico) della maggioranza dei cosiddetti
responsabili scenici nell’evento melodrammatico d’oggi.
Guai a dire che loro la storia, il libretto, manco lo sanno o mai li avevano letti prima che gli venisse commissionata la regia della nuova produzione (a volte ignorano l’esistenza del compositore).
Al contrario, tutti-ma proprio tutti-sanno bene che il bighellonare di codesti signori è la regola (fosse l’eccezione!).
Ma siccome il buongiorno si vede dal mattino e ormai le “anteprime”, le conversazioni, le presentazioni e le promozioni sono all’ordine del giorno anzi on line persino alle ventidue della tarde (anzi noche), ecco che Facebook ha offerto in diretta mercoledì 12 una s-prolusione del regista dell’imminente Rigoletto fiorentino (ed anche le altre due della “Trilogia”: chi fa da sé fa per tre, si sa).
A sentirlo dalla sua bocca fa trasecolare ma con quella bocca-forse-potrà dire ciò che vuole… E difatti.
Le perle sono molte, ma basterà un cenno poiché la suddetta testimonianza è facilmente accessibile nel sito facebookiano del Teatro.
Chi è il vero protagonista del “Cuore” del De Amicis chiedeva il docente di Lingua e Letteratura italiana all’esame universitario? No, non il protagonista e tanto meno alcuni dei compari vicini. Era-secondo l’illustre cattedratico (veramente tale)-uno dei tanti personaggi dei “Racconti mensili”: vallo ad indovinare!
Girando la domanda sul Rigoletto chiederò a chi legge se sa chi sia il protagonista della celeberrima opera di Verdi. Il gobbo no, la Gilda nemmeno, Monterone manco, l’usciere che nel secondo atto annuncia: “Schiudete… ire al carcere Monteron dee“? Marullo? Borsa?
Ma via! La Duchessa, ci avverte il regista.
Non la Contessa (di Ceprano) attenti, che marginalmente canta pure (quattro righe).
Chi non è in lista, non canta, non appare, citato solo dal suo proprio paggio nel secondo atto: “Al suo sposo parlar vuol la Duchessa“. Ossia la moglie del Duca. E’ lei! Come non si era mai arrivati a pensarci?
E spiega diffusamente:

>>Noi siamo abituati a pensare (???) al Duca come una sorta (???) di Don Giovanni, sempre a caccia… Ma lui è sposato! Non è mica una festa per soli uomini (precisa)… E’ una festa piena di signore… Quindi c’è la Contessa di Ceprano… Ma se c’è il Duca (buon Dio!) ci sarà pure la Duchessa (insomma la moglie). Infatti nel secondo atto… (citazione vedi sopra). Vogliamo parlare sì o no di questa presenza di una non presente? La faremo vedere anzi subito all’inizio. Questo (sottolinea) è stato un elemento fondamentale per capire la profondità e la sottigliezza (???) dei rapporti che Verdi costruisce anche senza descriverli minuziosamente… Il Duca e la Duchessa sono sposati (non lo sapevamo). Lei sa e non sa… Indi (il regista) divaga sul film “Perfetti sconosciuti” in cui dice ritrova la situazione. Sì, perché (rivela il regista) da una indagine Doxa risulta che oggi l’80% delle coppie italiane sia infedele… Ergo c’è una vita di facciata… Ed allora, coppia aperta e tutte le combinazioni possibili, compreso l’obbligo di dirsi tutto delle scappatelle, anzi guai se non lo fai!<<

Non si ferma il regista su questo argomento. Trova (naturalmente) tutti gli appoggi e giustificazioni drammaturgici e musicali (e cita). Ad esempio (dice) quando il Duca canta con Gilda, l’aria, le arie, i duetti, non sono della stessa pasta di “Bella figlia dell’amore”. Ed è stravolto dalla bellezza della musica di Verdi.
E di passaggio il regista non manca di informarci che sua madre (la mamma sua) nata nel 1935 si trovò un matrimonio combinato e che… etc. etc. Insomma combinato il matrimonio del Duca e della Duchessa e quindi anche quello di chissà quanti (però la mamma del regista scelse il garzone di bottega, ossia il padre del suddetto regista).
Conclusione? Se oggi (sentenzia il regista) non ci si sposa su accordo, vale a dire si può scegliere liberamente, lo si deve anche a Verdi!
Non c’è solo questo di bizzarria ma ne basta ed avanza. O no?
Sarebbe indelicato proseguire nell’esaminare la presentazione, ché qualcuno potrebbe pensare che si voglia infierire sull’ennesima, vecchia e bislacca idea di uno dei tanti (ri)lettori dell’opera.

Torno all’inizio. Non si deve giudicare prima di aver visto (lo diceva persin Bepi). I registi (non) conoscono (a fondo) il soggetto, la storia, l’essenza, la musica (!!!) Anche perché per loro ogni cosa dentro e fuori dall’opera è lo stesso. Appunto: “Questa o quella, per me pari sono”.
Buon divertimento.

Rigoletto di Verdi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Prima il 15 settembre 2018
www.maggiofiorentino.com/events/rigolett…/

Date Sep 13, 2018