Steinberg e Krylov aprono la Stagione sinfonica del Teatro Verdi

L'evento monografico dedicato alle celeberrime pagine di Beethoven

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Created by Dejan Bozovic · Review

Due eminenti ospiti aprono la Stagione sinfonica del Teatro Verdi di Trieste, nel segno delle pagine beethoveniane. I nomi di Pinchas Steinberg e Sergej Krylov sono sicuramente la garanzia di alta qualità artistica, ma è altrettanto certo che persino i grandi protagonisti del panorama internazionale possano avere dei momenti meno entusiasmanti di quanto sarebbe lecito attendere dalle loro prestazioni, soprattutto se si è avuta la fortuna di sentirli precedentemente in numerose occasioni.
Il particolarmente popolare programma si avvia con il Concerto per violino in re maggiore op. 61, e sin dalle prime battute orchestrali spontaneamente emerge la speranza che la lettura decollerà verso un'ispirazione più elevate e vitale, maggiormente intrisa dallo spirito del compositore di Bonn, però nell'arco dell'intera serata il gesto del maestro Steinberg e l'impegno dell'organico, non privo di imprecisioni, sembrano puntare sul vigore sonoro piuttosto che sulla cura dell'espressione e del fraseggio, prediligendo un'eloquenza espansiva ad un discorso genuinamente suggestivo e pluridimensionale.
Krylov, da parte sua, sfoggia un virtuosismo davvero rigoglioso ed impeccabile, pero gli stilemi classici del componimento non sembrano il substrato ideale per esaltare il suo temperamento brillante, focoso ed energico. La profondità, sensibilità ed incisività dell'esposizione non corrispondono agli apici interpretativi del violinista russo, inappuntabile ma contemporaneamente alquanto impassibile, innanzitutto nell'Allegro e nel Rondò i cui passi salienti non vengono esaurientemente messi in risalto. Ovvio, l'ottima tecnica, la classe, lo squisito cantabile e la straordinaria gamma dei piano e pianissimo gli assicurano una marea di ferventi applausi, ricambiati con l'Adagio dalla Sonata n.1 di Bach, che si illumina dall'archeggio ora pienamente ornato dal suo naturale fascino, e il Capriccio n. 24 di Paganini.
Il piuttosto disordinato incipit della Sinfonia n. 5, segnato da sfasamenti e incertezze al livello dell'intonazione tra gli ottoni, fortunatamente dura poco e man mano l'esecuzione si assesta, prendendo la via più risoluta e liscia, immancabilmente scandita da deflagrazioni sonore, corretta, seppure priva di quell'estro solitamente chiamato la gioia di fare la musica.

Date 2018