La magnifica conquista del triumvirato Viotti – Capuçon – Mahler Jugendorchester

Due straordinari eventi al Teatro Verdi di Pordenone

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Created by Dejan Bozovic · Review

Che persino la conosciutissima ouverture de La forza del destino offre la possibilità di una lettura fresca, innovativa seppure rispettosa, animata da una linfa personale e originale, lo ha dimostrato il giovane e pluripremiato maestro Lorenzo Viotti, alla guida di un Orchestra che non finisce di stupirci per la sua eccellente bravura, pressoché incredibile se si considera il fatto che il ricambio dei suoi membri avviene annualmente. Si tratta, evidentemente, della Gustav Mahler Jugendorchester che ha proposto anche questo settembre due concerti a Purdenone, una delle città di residenza della compagine, concludendo così la tournée la cui tappa precedente è stata al Festival di Salisburgo.
Ottimamente suonato, il pezzo verdiano ha immediatamente riscaldato l'atmosfera della serata ospitata al Teatro Verdi, lasciandoci ancora una volta con delle risposte prettamente astratte alla domanda come possa un talmente nutrito gruppo di giovanissimi musicisti amalgamarsi alla perfezione in tempo sì breve, trovando un'empatia totale e calibrando inappuntabilmente le dinamiche e gli equilibri interni. Senza dubbi, cruciale in questo senso è la continua presenza dei direttori di grossa caratura, e Viotti, con disinvolta e inamovibile perizia palesa la sua appartenenza a quel cerchio, anche quando l'organico affianca un artista quale Gautier Capuçon.
L'intimità e la profondità delle emozioni che legano il violoncellista francese al Concerto n. 2 in si minore op. 104 di Dvořák, nonché l'intensità e la forbitezza con cui riesce a comunicarle abbandonandosi quasi da sonnambulo alla bellezza lunare del brano, generano la felice illusione che il canto dello strumento sgorghi spontaneamente, per la prima volta in assoluto, da quell'archeggio più simile al creatore della splendida melodia che ad un esegeta intermediario. La commozione e la finissima vena brillante si susseguono, intervallano e sovrappongono, dialogando squisitamente con l'ordito orchestrale sotto la tanto ispirata quanto precisa guida di Viotti, il quale in seguito - dopo l'acclamatissimo bis di Capuçcon accompagnato dalla sezione dei violoncelli in un sentimentale pezzo di Casals - non manca a conferire il tocco personale anche ad una tra le creazioni musicali più amate ed ammirate, la Sinfonia n. 5 di Mahler.
Piuttosto che scavare ostentatamente in fondo alle pieghe strazianti del pensiero mahleriano, il maestro le integra in maniera volutamente ammorbidita nella narrazione, struggente però fluida, portata su un fiato unico, sinuosamente inarcato e sorretto da una tensione senza soluzioni né tregua. Con fermissima concentrazione, l'ispiratissima e minuziosamente puntuale Orchestra asseconda ogni cenno e suggerimento dal podio, incantando senza riserve il pubblico, doverosamente generoso negli apprezzame

Date 2018