Applaudita la prima esecuzione assoluta del Dissolutio per orchestra d'archi di Paolo Longo

Alessandro Carbonare impreziosisce il terzo concerto della Stagione del Teatro Verdi triestino

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Created by Dejan Bozovic · Review

Quando Alessandro Carbonare è tra i protagonisti di un concerto sinfonico, è quasi impossibile non cominciare le considerazioni concernenti la serata parlando della sua prestazione, siccome questo celebre clarinettista possiede quel quid che immancabilmente conferisce ai piaceri artistici un tono trascendentale di altissima carica emotiva, trasformando così un bel concerto in un evento indimenticabile. La sua esibizione nella parte centrale della terza proposta della Stagione sinfonica del “Verdi” triestino si incastra come una levigatissima perla nel scrupolosamente elaborato e costruito contenitore musicale, poliedrico riguardo alla provenienza e carattere dei brani spazianti dal primo '900 ai giorni nostri.
La bacchetta è affidata al compositore e direttore Paolo Longo, attualmente il Direttore musicale del palcoscenico del Teatro del capoluogo giuliano, la cui predilezione per la letteratura contemporanea chiaramente traspare – anche nel caso dei pezzi scritti più di un secolo fa - dalle esegesi affini alla sensibilità odierna, grintose e precise, incalzanti e ponderate, doverosamente rispettose per quanto riguarda i suggerimenti del pentagramma. La sua comunicazione con l'Orchestra è immediata e lisca, e non sorprende la diligenza e ispirazione con cui i professori assecondano i suoi accenni e le idee.
Una movimentata e variopinta Symphonie Marine di Iber avvia gagliardamente il programma, proseguito con la prima esecuzione assoluta di Dissolutio per orchestra d'archi di Longo stesso, ispirato ad un libro (Dissipatio H.G.) e alla morte voluta dello scrittore Guido Morselli, sgretolatosi nel proprio sconforto e nell'incomprensione altrui. Una condensata sostanza musicale riassume gli echi dei brevissimi frammenti di un madrigale di da Venosa, per essere sottoposta ad un susseguirsi di metamorfosi generate da un archeggio che si diletta dei potenziali espressivi degli strumenti i quali, a momenti, sfiorano i timbri angosciati delle voci umane, sfociando gradualmente in un appena percettibile fiato e infine in un eloquente silenzio. La dissoluzione delineata sulla traiettoria della sintetica pagina possiede, malgrado gli attimi di agitazione, un'allure di serena rassegnazione derivante da un raccoglimento introspettivo. Il pubblico, spesso a priori intimorito dalla produzione contemporanea, saluta Longo con prolungati e calorosi applausi.
Nel Magnificat per contralto, coro femminile e orchestra di Vaughan Williams si fa apprezzare per una decorosa esecuzione la corista e occasionalmente solista del “Verdi” Elena Boscarol, mentre il coro preparato da Francesca Tosi manca di puntualità, omogeneità e fluidità.
Il secondo tempo è interamente nel segno di Debussy, ed eco apparire in scena Alessandro Carbonare per la Première Rahapsodie per clarinetto e orchestra. Poco si potrebbe aggiungere sulla sua interpretazione ai pensieri già esposti nell'incipit, soprattutto se non si desidera reiterare la generale, meritatissima ammirazione per il favoloso intreccio tra la sua magistrale, sofisticatissima tecnica e la musicalità e sensibilità che letteralmente tolgono il respiro. L'incanto e assicurato e senza soluzioni di continuità, esteso anche ai due fuori programma – un'antica melodia ebraica suonata insieme alle quattro prime parti degli archi, e una specie di perpetuum mobile per clarinetto di esigenze pressoché disumane – proposti in seguito alle clamorose acclamazioni. L'organico dialoga con tutta la verve e precisione necessarie quando si affianca un solista di tale caratura, abbandonandosi poi, in maniera particolarmente coinvolta e ispirata alle squisitezze de La mer, diretta da un maestro che, concentratissimo, con larghe pennellate e respiro libero dipinge i tre famosi schizzi sinfonici.

Date 2018