Un tocco angelico che genera la tempesta emotiva

Daniil Trifonov ospite al Cankarjev Dom di Lubiana

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Created by Dejan Bozovic · Review

Due sono le prerogative predominanti del pianismo di Daniil Trifonov: l'immacolata limpidezza con cui viene esposto ed illuminato ogni singolo fonema di qualsiasi partitura da lui affrontata ed il tocco che mirabilmente fonde un'angelica soavità con la passionalità tanto intrinseca quanto intimamente fervente, invitante proprio perché schiva di ostentazioni, sensuale nel suo raffinato, per certi versi pudico lirismo.
L'Andante favori e la Sonata n. 18 di Beethoven, eseguiti dal musicista ventisettenne all'inizio del recital proposto al Cankarjev Dom di Lubiana, illustrano ottimamente tale indole. L'impatto delle sottili, fluidissime proporzioni neoclassiche, magnificamente architettate da Trifonov nella lettura di questi brani, potrebbe forse risultare sorprendente al cospetto dell'immaginario consueto legato alla tempra beethoveniana, eppure apre una visione assolutamente congrua e radiosa su questo periodo creativo del genio di Bonn. Lo sfumato, graziosissimo involucro interpretativo irresistibilmente esorta ad addentrarsi nell'essenza neoclassica dei brani, e la tecnica sfavillante ne estrapola l'eccelsa armoniosità. Tuttavia, la facondia è viva e palpitante, la si segue in rapimento continuo, curiosi di scoprirne gli sviluppi che sgorgano naturalmente, inscindibilmente nessi in una consecuzione inappuntabilmente logica.
Lo substrato ancora più fecondo per la vena trascendentale di Trifonov sono i Bunte Blätter e il Presto passionato di Schumann. L'ipersensibilità ed una certa immaterialità della scrittura emergono in maniera sconvolgente, lo splendore virtuosistico è assolutamente uguagliato dal brillare della progressione creativa e dalla commovente sensibilità delle esegesi che letteralmente trascinano l'ascoltatore percettivo ad aleggiare, insieme all'affabulazione musicale, nella dimensione libera di zavorre, prettamente spirituale.
Il salto alla Sonata n. 8 di Prokofjev è, evidentemente, ragguardevole, ma il giovane pianista russo è perfettamente a proprio agio con le pagine del ventesimo secolo. Il suono, nella sua vellutata duttilità, assume allora gli opportuni accenti gravi e marcati, il discorso si tinge di una sostenuta drammaticità e scorre in un crescendo continuo per deflagrare nel magistralmente scolpito finale. Un'esibizione lunga ed intensa che mette alla pari la concentrazione dell'artista e del pubblico, tutto in piedi per le ovazioni conflagrate come una valvola di sicurezza sotto la pressione di un splendido groviglio di emozioni, prolungate con i tre generosi fuori programma.

Date 2018