Il "flautista" (o qualsiasi altro strumento, fate voi) ignorante

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Conosco un quasi trentenne benissimo diplomato e perfezionato in flauto, che comprensibilmente aspira a divenire un novello Gazzelloni, anzi di più, un Pahud. Ambizioni legittime di un giovane, come tantissimi altri che nelle diverse "specializzazioni" aspirano a diventare musicisti.
A parole la musica per lui è la ragione di vita, l'unico interesse, lui stesso si definisce un "musico" senza ombra di dubbio.

C'è un bellissimo film (cercatelo, esiste il DVD in italiano) del regista georgiano Otar Ioseliani che fa al caso suo, lo rappresenta, insomma il suo film!
Ma a quanto pare non solo lui...
Posso riassumere la storia della pellicola che si intitola emblematicamente "C'era una volta un merlo canterino" (Iqo shashvi mgalobeli, tit. originale, 1970, b/n).

Narra dunque di un giovane diplomato (in timpani, ma suona anche il flauto) che suona nell'orchestra del Teatro dell'Opera di Tbilisi. Dice di amare e vivere per la musica, ma non parrebbe più di tanto dal momento che la sacra arte è solo uno dei suoi interessi, secondari peraltro. I primi sono quelli di bighellonare, andare a giro, bere con gli amici, trastullarsi con le ragazze, giocare, insomma di tutto un po', ma mai senza profondità, tanto meno la musica, visto che alla fine verrà cacciato dall'orchestra.
Finirà sotto un autobus perché distratto com'è, mentre attraversa la strada, voltatosi per osservare le gambe di una ragazza, non si accorge del mezzo e rimane sotto.
Appunto: c'era un merlo canterino.

Gli ho regalato non pochi libri importanti di storia della musica, che fan da tappezzeria a casa sua, come film biografici seri sui compositori pure questi non visti, molti CD, qualcuno ascoltato in auto suppongo.
Da anni canta sempre la solita canzone: la musica, solo per la musica, je suis un musicien, I'm a musician, Ich bin ein Musiker, Soy un músico, Я музыкант,!!!

Ha fatto moltissime audizioni, concorsi, ma i numeri e la concorrenza così alti e le selezioni (nonché molti altri problemi di reclutamento odierno) lo han sempre posto a diversi metri "sotto".
E' bravo, ha avuto ottimi insegnanti, dotato (mediamente) ma senza talento vero, se a questa parola si dà valore pregnante, fruttifero.
Fa qualche "marchetta" come dice, riferendosi a una manciata di partecipazioni in orchestra.
Non ha affiancato agli studi musicali, un banale corso universitario di Economia e commercio, per salvaguardarsi. Ripiegando-tra una ragazza ed un boccale di birra con gli amici in Madagascar-nel terziario (cameriere e barista).

Sto parlando di un diplomato in flauto ma qualunque altro strumento varrebbe l'esempio, vocalità compresa.
Recentemente gli ho chiesto direttamente, da zione: ma a te interessa davvero la musica? E non hai ascoltato il Boris a quasi 30annni? E Le nozze di Figaro del tuo Mozart?
Rossini se non è 'sto caspita di Barbiere nisba; non ha forse il Pesarese saputo scrivere le grandi opere serie che ha composto?
Riascolti la Prima di Mahler fatta dal F.L. e non vai a sentirle tutte, come ascolto dal vivo mahleriano, non certo per quel qualunque direttore che lui è?

Ti parlo dei maestri di Bernstein, Reiner e Kusevickij e mi caschi dalle nuvole? Guarda che questi due ultimi io li conosco come importanti senza averli potuti sentire dal vivo... in quanto morti.
Osserverai: certo, facile, quando eri giovane c'eran "quelli" (Karajan, Abbado, Kleiber, Solti...).
Ho risposto: sai perché li ho sentiti "quelli"? Perché andavo ai Concerti!

Opera lirica non ne ascolta e non ne va a vedere pur avendo una programmazione di tutto rispetto a portata di mano. Il "suo" repertorio di ascolto, di un "musicista" come ama chiamarsi, è ridotto a una dozzina di titoli del melodramma.
I cantanti per lui, le voci sono solo Pavarotti e Del Monaco...
Tremo quando penso ai vociomani (pure giovani) dei siti neri e rossi...
Si scusa dicendo che trova i cantanti insopportabili: si danno un sacco di arie! Solo i cantanti? I flautisti no?
Parlo delle sinfonie di Max Bruch e dice: ha fatto sinfonie???
Šostakovič è bollato con un epiteto qui irripetibile (ovviamente ha ascoltato solo due sinfonie sue).
Ho dovuto violentarlo per mandarlo a vedere il Macbeth fiorentino di Muti a luglio (poi gli è piaciuto e pontificava).

Ho "scoperto" che ignoranti come lui ve ne sono una sfilza, se-come lui stesso mi dice-la maggior parte dei suoi coetanei di Conservatorio, ignorano la maggior parte delle sinfonie di Beethoven (debbo dire che io le conoscevo tutte attorno ai 14 anni?).
Ma una ben più autorevole fonte che concorda in questa non sapienza mi giunge da un amico di prima giovinezza, ex direttore di un importante Conservatorio italiano e cattedratico in un importantissimo Conservatorio italiano.

Come una persona che vuole esercitare critica e musicologia, deve conoscere la tecnica musicale oltre alla storia della musica e dell'interpretazione, così un "musicista", che già sa di teoria, solfeggio etc. deve (vedi esempi) conoscere a trent'anni (!!!) il Boris.
Presumo che chi studia canto vada più all'opera... Andrà ai concerti sinfonici?

Ha fatto un anno di supplenza in due scuole medie e superiori ad indirizzo musicale, dicendo peste e corna di come lavorano in generale gli insegnanti, musica o non musica. Non è quello che fa per lui, ribadisce.
Adesso ne ha pensato un'altra, il mio giovane e aitante "flautista" (diplomato, si dice; altrimenti si casca male come ha fatto il Professor Spini, citando il Sindaco di Firenze, emerito-dice lui-"violinista": su questo sito ci sono estratti del virtuosismo nardelliano da far invidia a Ojstrach, Milstein, Menuhin...tè Accardo, loro sì, "violinisti"!).
Il giovanotto farà dunque un triennio di direzione orchestrale.
Ma allora ha ragione Muti quando dice (a Firenze, dicembre 2014) che chi non sa suonare il pianoforte, il flauto va a fare il direttore d'orchestra! E che bei campioni si hanno "a giro" poi.

I Conservatori sono stracolmi. I giovani sono una barca. Di musica si muore e fa fame però.
Arrivare è difficile, difficilissimo. Specie se non ci si premunisce con cose più spendibili sul mercato professionale.
Ma anche l'autocultura-a portata di tutti e di facile gestione oggi con Internet e affini-va praticata.
A me (che abbia anche bene o male soffiato in un tubo, sfregato su delle corde, pestato una tastiera), non è apparso un problema in passato e nel presente. E' una questione di educazione.

youtu.be/fR0rR_TRlNA

Date Oct 8, 2018