Quel pasticciaccio brutto de Piazzale Vittorio Gui a Firenze

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Se l’autore dell’articolo “Un fatale errore al Maggio” [*] e che qui scrive aveva una minima speranza (e la presunzione, diciamolo pure) che nella notte di Natale, Cristiano Chiarot & Soci, appresso lo “scandalo” destato dal contenuto dell’articolo stesso, accorressero in Teatro, a sostituire il manifestone adeguatamente modificato, sì che al Concerto del 30 con Salonen il pubblico potesse fruire della nuova redazione, si sbagliava di grosso.
Perché tutto cambi bisogna che niente cambi.

Sono vere diverse cose. Anzitutto che ben prima del riscontro oculare da parte dell’autore e dunque della data di pubblicazione dell’argomento, altri avevano notato la faccenda del Kleiber omesso e chiesto lumi. Invero l’autore (sarei io), questo non aveva visto (dunque la sua propria osservazione brillava per onestà intellettuale, anzi ben più). Una signora il 9 dicembre-sulla bacheca pubblica del Maggio in Facebook-aveva infatti ricevuto un pronto riscontro dal Capo ufficio stampa, che appare altresì riprodotto in allegato, e che diceva:

Gentilissima Signora… Non è una dimenticanza. Il grandissimo maestro non è incluso in quella lista perché al Maggio ha diretto un’opera (“La traviata”, come ricorda lei, nel 1984) e non un concerto sinfonico. L’elenco considerava i direttori che sono saliti sul podio per dirigere concerti”.

Una persona diversa altrove ha ben sintetizzato: “Peggio el tacòn del buso!”.
Noi diremmo che se è falso è mal trovato, se ci è permesso il gioco sull’aforisma di Giordano Bruno.

Scusate se il più grande direttore di tutti i tempi a detta dei colleghi, come abbiam scritto, ha diretto solo “La traviata” (al vero doveva anche una “Bohème”, 1987, sostituito per malattia da Bartoletti), entrambi famosi melodrammi (tra i top nella lista mondiale, anzi “Traviata” prima assoluta) nei quali come è noto suona un’orchestra, archi, legni, ottoni, percussioni, insomma proprio come quella del Maggio.
Al che ci chiediamo chi, cosa abbia accompagnato i cantanti quelle sere del 1984, dopo che l’allora direttore artistico Luciano Alberti, un attimo prima che Kleiber arrivasse in buca-alle prove-raccomandava-per l’amor di Dio!-l’orchestra non lo facesse incavolare, ché-col suo cancerino carattere-il figlio di Erich-ito subito se ne sarebbe.

Invece Kleiber che non era uso a certi gesti, si recò di buon mattino (abbiam già detto) a portare in Sovrintendenza di sua mano (non tramite fattorino) una lettera di congratulazioni, affetto e stima “per la grande e cara orchestra” (e il Teatro gongolava arzuto e pettorillo).
Tanto arzillo che, altra verità, se sul manifestone manca-sia pure per quella ragione (ma attendete!)-nell’ultimissimo programma di sala del Teatro (30 dicembre 2018) viaggia (ovviamente) la schedina sulla illustrissima orchestra del Teatro che recita e alleghiamo pure:

“Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Fondata nel 1928 da Vittorio Gui… nel corso della sua storia è guidata da alcuni fra i massimi direttori quali: Victor de Sabata… Erich Kleiber… Arthur Rodzinski… Carlos Kleiber…”

Menomale, vai! Ovviamente la schedina suddetta è quella di “giro” redatta e pronta all’uso, così come-appare abbastanza certo-l’elenco del manifestone tragga dal cassetto informatico del Teatro pubblicamente accessibile o comunque. Ma siccome del manifestone se ne faceva un uso “spinto”, pubblicitario, caroselliano, comparso sulla stampa (Corriere della Sera ad esempio), andava cautelativamente progettato. E poi-soprattutto-perché fare nomi?

Lasciamo stare cosa avrebbe osservato Riccardo Muti se fosse stato ancora direttore stabile, amante di Violetta e di Carlos, nel rilevare la cosa (e la giustificazione “aprioristica” ma successiva).
L’elenco è lungo, in effetti. quasi 600 nomi. Ma visto che compaiono illustri oscuri (sia pure presenti in archivio) non poteva essere aperto a tutti, compresi quelli che avevan la colpa di aver diretto solo la lirica, vergogna e disdoro dell’orchestra novantenne?
Magari usando un corpo tipografico più piccolo, oppure usando due pagine di cartellone.
O tutti o nessuno al vero è troppo populista, ne conveniamo.
Infatti bastava che in fondo al manifestone, in carattere corsivo (e piccolo, perché avrebbe suscitato perplessità), comparisse allora questo più logico e conveniente avvertimento e se la succitata precisazione dell’Ufficio stampa fosse sincera:

“L’elenco comprende i nomi di tutti i maestri che hanno diretto solo concerti ed eventualmente anche opere liriche in aggiunta”.

Poi si poteva spiegare anche meglio, ma con pericolosità.
Non ci sono i maestri che hanno diretto solo balletto (“Il lago dei cigni” per intenderci) tipo il defunto Algis Žiūraitis , consorte di Elena Obraztsova o come-pure lui defunto-italiano Enrico De Mori.
Il balletto è una sotto-arte, che si avvale della musica del maggiore musicista dell’Ottocento nel genere, Čajkovskij, quando in teatro un’orchestra la suona (come per “La traviata” vedi sopra, ovvio) è come se non vi fosse (l’orchestra).

Non sono citati, beninteso, tutti i solisti che hanno dato lustro al Teatro, quindi-a solo titolo di esempio-Rubinstein, Arrau, Benedetti Michelangeli (anche quando hanno suonato un Concerto per solista ed orchestra). Compare però Rudolf Buchbinder che è soprattutto un pianista ma ha diretto e suonato (il pianoforte si intende) assieme, come uso nella duplice veste “due in uno”, almeno a Vienna.

Viene elencato poi Bernard Wahl che avrebbe però (dati del Teatro) diretto al Comunale sì il 12 e 14 ottobre 1964, ma non l’orchestra del “Maggio” bensì l’Orchestre de Chambre de Versailles. Ma come dice l’Ufficio stampa “l’elenco considerava i direttori che sono saliti sul podio per dirigere concerti” senza specifica. Logica stringente.

L’elenco cita Andrea Battiston-direttore classe 1987-(ripetiamo: Battiston, senza “i” di coda), in ossequio evidente-immaginiamo-alla sua nascita in quel di Verona. Va ben. “Typo”, errore di battitura [?] (ovviamente il cognome in “n” finale è corrente).
Strettamente alfabetico inserisce il direttore italo-argentino Carlo Felice Cillario, nato Carlo Felix Cillario, alla lettera “F” dopo Robert Feist, ma altri direttori con tre “parti” nel nome quali Claus Peter Flor oppure Newell Owen Jenkins, rispettivamente e giustamente alla lettera “F” e “J”. Giochi del computer d’accordo e nessun controllo manuale ed oculare però.
E qui ci fermiamo.

Se tutto questo potrà apparire pignoleria, mista a cercare la polemica, non lo è. Se vogliam far “scena” (col manifestone) facciamola bene. E che Carlos vi perdoni.

[*] www.circuitomusica.it/articles/20982/un-…

Date Jan 2, 2019