Il Luisi volante (Der Fliegende Holländer a Firenze)

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Abbiamo sempre (seriamente) sostenuto che Re Luisi XIV sia un ottimo Kapellmeister, uno dei migliori in circolazione. Ben fece Francesco Bianchi: costa poco, arriva presto, fa bene il minimo, qualunque cosa ed il risultato è di livello decoroso garantito. E poi fa gli Inni di Mameli mezzo alla Celibidache, mezzo marcetta dei 7 nani. Emozioni allo spettatore sempre sotto il livello di guardia. Dimenticatevi le ovazioni tipo Salonen.

L’esempio-perfetto-è stata la sua mirabile direzione dell’ “Olandese volante” andato in scena ier sera in prima a Firenze. Un attacco della splendida Ouverture wagneriana, piena di impeto e spessore, un andamento vigoroso e in standard zurighese e un tenere l’intero arco narrativo della superba opera del maestro tedesco, non proprio in tensione, ma senza cedimenti, assecondato da un’orchestra assai impegnata.

Si sa che che suonare Wagner sia molto più facile che non suonare Verdi e anche qui la prova è stata data tanto dall’orchestra del Maggio, sia dal direttore: il compianto Vladimir Del’man tutto sommato diceva: “Il compositore fa la musica, io faccio l’interpretazione”.
E l’interpretazione di Re Luisi XIV è una magnifica routine che si era tentati di gridargli “bravooo!” alla sua comparsa al proscenio.

Va detto che in ciò è stato aiutato da un allestimento quasi classico, con macchine da cucire già viste oltr’alpe nel secondo atto, giochi di proiezioni marine e tempeste magnetiche quasi da film in voga, con amplificazioni musical-sonore da discoteca e personaggi agenti nell’ombra.
Tanto Thomas Gazheli (l’Olandese), bella presenza scenica, bella voce, giusto in tutto, sia Marjorie Owens (Senta), anch’essa con tali doti, son stati una coppia perfettamente funzionante, assieme agli altri cantanti, con l’eccezione un pochino di Bernhard Berchtold (Erik) dalla voce un po’ sgraziata. Così la performance del Coro.

Insomma uno spettacolo piacevole e molto di più, peccato con poca gente alla prima e non sempre apprezzato forse dal pubblico di “vecchioni” avvezzi alle “Cavallerie” nostrane (come se questo Wagner ultra romantico, fosse uno Schönberg).

Ci inchiniamo pertanto a Re Luisi XIV non mancando di ricordare che l’eccezione-sempre-conferma la regola. Se stavolta è stata bella, non lo sarà la prossima. Dio salvi il Re! E viva Wagner, s’intende!


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Date Jan 11, 2019