La dama di picche dalla ROH al cinema (La regia per pochi eletti)

Details

La bella idea che da qualche anno consente al prezzo di una decina di euro, di assistere al cinema alla ripresa dal vivo di opere (e balletti) dal Metropolitan e Royal Opera House, comodamente nel cinema sotto casa (con vari optional: sottotitoli, audio dolby, primi piani, presentazioni…), ha forse consentito a diversi lettori, di assistere alla proposta del teatro londinese-il 22 gennaio scorso-del capolavoro ciaikovskijano nella singolare-a tratti geniale-regia di Stefan Herheim.
Spettacolo andato in prima assoluta ad Amsterdam nel 2016 e che varie testate hanno presentato a suo tempo:

www.operaclick.com/recensioni/te … -di-picche
(essa fu allora visibile via Internet).

Come si sa “La dama di picche” non solo è un’opera lirica quasi alla pari di quelle di Verdi e Wagner (cit. Paolo Isotta), e da sempre per la musicologia specie tedesca, ma è quella-tra le sue-che meglio lo rappresenta artisticamente, anzi-considerata il suo molteplice significato a “strati”-come la ricchezza di riferimenti musicali, di stili, novità compositive ed arditezze modernistiche-la più importante fra i suoi melodrammi. Per tacere dei parallelismi arte-vita.

L’ambientazione dell’allestimento di cui si parla, con gli sdoppiamenti all’infinito di Ciaikovskij stesso, delle sue ambiguità morali, dei suoi umori, mescolati alle ironie, sarcasmi e momenti grotteschi del miglior Ciaikovskij ballettistico avendo come base il racconto fantastico di Puskin, può apparire all’inizio eccessivo (e sempre un po’ fastidioso quando-puntualmente-vediamo il musicista mettersi al pianoforte “a doppiare” la scena).
Eppure complessivamente è di grande impressione e segue bene il clima di quest’opera che oscilla tra realismo e fantasia, con le follie, i temi della predestinazione, del gioco (le carte che non falliscono mai ed invece sì), i richiami alle crinoline e al mondo mozartiano e antico regime, i riflessi liturgici, i prestiti bizetiani (l’ordine del committente Vsevoložskij, fu di scrivere una “Carmen russa”).

Antonio Pappano-nella edizione londinese-ha fornito una bellissima letteratura con il cast presentato.
Un regia d’opera veramente teatrale per chi ama un lavoro concreto in sede melodrammatica che non ripeta il tradizionale e consueto.

Tuttavia la nostra domanda è se un’opera tanto bella ed importantissima, offerta così, resti (come ancor più accade e sempre) un privilegio per pochi. Già l’ascolto della “Dama di picche” di suo presuppone una conoscenza media di tutti quei riferimenti accennati (quindi poco adatta allo spettatore “incolto”).
Nel momento in cui essi vengono amplificati e intensificati con un coro tutto vestito alla Ciaikovskij e le decine di bicchieri d’acqua della Neva, che causeranno la morte del musicista (per suicidio: è qui avvalorata la versione “ufficiale”, tanto gradita agli anglosassoni, con capofila il musicologo David Brown), è difficile pensare possa essere colta semplicemente (senza fatica) se non da un pubblico selezionato.

Ad esempio: il coro alla fine canta (a cappella) questi versi del libretto (originale):

Signore, perdonalo, e dona la pace alla sua
anima inquieta e travagliata.

Chi capisce che il regista lo riferisce non solo ad Hermann ma al suicida Piotr Ilich?

youtu.be/0IXRiUfbXfo
youtu.be/1FzVj6Vo-dM



www.roh.org.uk/productions/the-queen-of-…

Date Jan 25, 2019