Undici interpreti e coro valorizzano Il principe Igor

L'allestimento del Teatro di Odessa ospite al “Verdi” triestino

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Created by Dejan Bozovic · Review

Dopo La bella addormentata vista a dicembre scorso, il Teatro Verdi di Trieste importa un'altra produzione dell'Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet, Il principe Igor', con l'esito simile a quello generato dal balletto. Vale a dire che, nonostante certi aspetti indubbiamente apprezzabili, lo spettacolo esordito nel 2011 non è di quelli che facilmente suscitano l'entusiasmo, già per il carattere della partitura il cui due decenni lungo e sofferto parto gestito da Borodin e, dopo la sua scomparsa, da Rimskij-Korsakov e Glazunov, ha dato alla luce un'opera priva di equilibrio e compattezza, particolarmente vacillante ed esile dal punto di vista drammaturgico, seppure vi sono dei momenti musicali di notevole potenza.
Globalmente parlando, è proprio la dimensione vocale la punta di diamante di questo allestimento in cui ben undici interpreti, tra protagonisti, comprimari e solisti, rispondono egregiamente alle esigenze dei rispettivi ruoli, con disinvoltura tecnica, espressività e adeguatezza timbrica. Acclamatissimi Alexey Zhmudenko che in extremis sostituisce l'annunciato Viktor Mityushkin nei panni di Igor, Anna Litvinova (Jaroslavna), Vladislav Goray (Igorevich), Viktor Shevchenko (Kontchak), Katerina Tsymbalyuk (Konchakovna), Yuri Dudar (Skulà) e Alexander Prokopovich (Eroska). Tra i protagonisti senz'altro bisogna annoverare il coro che, composto dalle compagini del ”Verdi” e del Teatro ucraino e preparato da Francesca Tosi, offre una puntuale, possente e particolarmente curata prestazione.
Non ottimizzano, invece, il quadro complessivo le polverose, oltremodo obsolete e sgraziate scenografie di Tatiana Astafieva né la regia radicata nella tradizione sovietica del secondo dopoguerra firmata da Stanislav Gaudasinsky e ripresa da Pavlo Koshka. L'occhio trova le soddisfazioni negli accattivanti costumi e l'impressione sarebbe ancora più gradevole se il loro ideatore (purtroppo, il programma di sala non ne riporta il nome) avesse optato per una maggiore armonia cromatica nelle creazioni destinate al coro femminile. Le banali coreografie di Yuri Vasyuchenko sono eseguite da un dignitoso corpo di ballo, in cui si distinguono i quattro convincenti solisti.
Se il gesto del maestro Igor Chernetski fosse una fonte di sicurezza per l'orchestra e per i cantanti e non permettesse i palesi, non rari sfasamenti, gli si potrebbe almeno parzialmente perdonare la piattezza della lettura che si smuove ed inalbera nei fortissimo i quali concludono i due atti ed alcune scene. Considerata, appunto, la direzione, l'orchestra se la cava piuttosto bene, grazie principalmente alle proprie virtù.

Date 2019