La cambiale di matrimonio

Pesaro, Teatro Rossini, 1° marzo 2019

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Created by Paola Cecchini · Review

Nei primi anni del XIX secolo, arrivò in Italia un genere di teatro musicale in voga in Francia, nuovo sotto diversi aspetti: era chiamato farsa o burletta. Agili e disinvolte, quelle pièces ebbero immediatamente un grande successo, in particolare nei teatrini che animavano le calli e i campielli di Venezia che- all’ombra della ‘Fenice’ -ospitavano i lavori di compositori per la maggior parte oggi sconosciuti.
La farsa si distingueva dalla commedia per musica perché era spesso realizzata in un solo atto, con pochi personaggi, una trama che si ripeteva pressoché identica. Assomigliava indubbiamente all’opera buffa - specie per il meccanismo degli intrighi che si intersecavano l’uno con l’altro - ma ne rappresentava, per così dire, una versione ‘giocattolo’: i movimenti fra i vari personaggi erano oltremodo semplificati e ridotti alla loro condizione essenziale, sia in numero che in complessità, mentre l’azione scenica risultava più snella, anche se ugualmente esilarante.

Lo stesso avveniva per i caratteri umani: l’attore comico appariva privo di ogni raffinatezza mentre quello sentimentale veniva raffigurato in scena con un’immediatezza ed una semplicità quasi da commedia dell’arte. I personaggi - fedeli nei loro ruoli stabiliti - si liberavano delle pur splendide sfaccettature psicologiche che Mozart aveva loro donato, per rappresentarsi nella loro ‘tipicità’.
L’Italia adattò con entusiasmo quel genere francese, anche se oggi un solo nome è associato a quel tipo di composizioni, quello di Gioachino Rossini, le cui farse sono pressoché le uniche a essere ancora rappresentate, in gran parte grazie all’attenta rivalutazione critica che il repertorio rossiniano ha subito nell’ultimo trentennio del XX secolo ad opera della Fondazione che del Maestro porta il nome e del Rossini Opera Festival (Rof) che ne ha dato ampio risalto.

Per un giovane musicista, la farsa ben si confaceva all’idea della gavetta, nel senso classico del termine: si trattava di pezzi piccoli, facili da assemblare in poco tempo (secondo le esigenti e talvolta rocambolesche usanze contrattuali dell’epoca) che non richiedevano necessariamente un cast di primo ordine: anzi, spesso venivano date alla luce con un carattere che aveva molti punti in contatto con l’amatoriale.
Prototipo di questo genere musicale è per l’appunto, ‘La cambiale di matrimonio’ con cui Gioachino diede inizio alla sua brillante carriera di compositore il 3 novembre 1810 al Teatro San Moisè di Venezia. All’epoca diciottenne, il musicista (che aveva già composto ‘Demetrio e Polibio’ senza rappresentarla in scena) fu affiancato da Gaetano Rossi, un librettista veronese già ben rodato che in seguito scrisse per lui anche ‘Tancredi’ (1813) e ‘Semiramide’ (1823).

Al centro del libretto, organizzato in otto numeri, vi è il contrasto tra generazioni ed usanze di paesi lontani: due giovani (Fanny e Edoardo) vorrebbero sposarsi ma Tobia Mill, ricco mercante ebreo, padre della ragazza, lo impedisce preferendo che la figlia sposi un suo corrispondente in affari, il canadese Slook.
Salta subito all’occhio la sudditanza della giovane, privata di libertà decisionale anche nei suoi affetti più intimi, secondo il principio della patria potestà (sancito dal diritto romano ed abolito in Italia solo nel 1975) che dava al capofamiglia il potere economico e sociale su moglie e figli. L’argomento potrebbe costituire (come avvenuto in altre occasioni) il dramma di un’opera seria se non fosse messo in burla attraverso un’esagerazione buffonesca: Fanny viene promessa in sposa attraverso una cambiale (mezzo finanziario di pagamento usato negli scambi commerciali) e declassata ad una qualsiasi merce.

Slook è portavoce di una cultura diversa e denigrato proprio per la sua diversità. E’ dipinto fin dalle prime scene come incivile, ignaro delle convenzioni e delle buone maniere che caratterizzavano al tempo la cultura europea. Sarà invece proprio lui a dare a tutti una lezione mettendo in crisi il diritto della patria potestà per valorizzare l’affetto sincero che lega i due giovani: girerà a favore di Edoardo, senza pretendere nulla in cambio, la cambiale di matrimonio che avrebbe dovuto garantirgli il ‘possesso’ della fanciulla.

L’opera - prodotta dal R.O.F. con il Teatro Lirico di Cagliari (dove verrà proposta in 14 date dal 3 maggio) è stata rappresentata ieri 1° marzo al ‘Rossini’ di Pesaro nel cartellone della settimana del ‘Non compleanno di Rossini’, in collaborazione con Amat-Platea delle Marche.
Sulla scena l’Orchestra del locale Conservatorio Statale di Musica (istituito a seguito del lascito testamentario del Cigno) diretta per l’occasione dal ventiquattrenne veronese Alessandro Bonato, unitamente ad una giovane compagnia di canto composta da Nicolò Donini (Tobia Mill), Claudia Muschio (Fanny), Anatolii Pogrebnyi (Edoardo Milfort) e Carles Pachón nei panni di Slook (ex-allievi dell’Accademia Rossiniana ‘Alberto Zedda), oltre a Sergei Morozov (Norton) e Mariangela Marini nei panni di Clarina (allievi del Conservatorio).
La regia è stata curata da Francesco Calcagnini e Davide Riboli, mentre l’ideazione, la progettazione, la scenografia, il progetto video ed i costumi (questi ultimi realizzati con l’ausilio di Paola Mariani) portano la firma della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Diciamo subito che Rossini è di casa all’Accademia urbinate, avendo partecipato alla realizzazione di ‘Demetrio e Polibio’ (2010), ‘Il signor Bruschino’ (2012) ed ‘Il Barbiere di Siviglia’ (2014).
‘La nostra Scuola è un luogo speciale: assomiglia alla stanza dei giochi di un bambino che si diverte nel migliore dei modi possibili, ovvero pensando e costruendo da solo i propri giocattoli. Nella ‘Cambiale’ i momenti di invenzione si sono addirittura moltiplicati sotto i nostri occhi quasi da soli, perché l’idea di una promessa di matrimonio che utilizza una cambiale come garanzia, c’è apparsa fin dall’inizio talmente paradossale e fuori luogo da innescare immediatamente la cosa nell’immaginario. La farsa ci è sembrata fin da subito il correlativo oggettivo di un’epoca, passata bruscamente dai privilegi nobiliari alle transazioni commerciali di una nuova borghesia, rampante e feroce, la cui fame per i beni terreni e per il denaro si è cercato di restituire nei volteggi in aria del mappamondo di Mill. Ed è proprio ‘l’idea di quel metallo, portentoso, onnipossente’, che sembra muovere la rincorsa del desiderio e trasformare i personaggi in macchiette impegnate ad adorare gli oggetti feticcio, simboleggiati in questo caso dalle bellissime motociclette della Benelli’- ha spiegato Rossano Baronciani (docente di ‘Antropologia dell’arte’ e ‘Etica della comunicazione’ presso l’Istituto).

Uno spettacolo gioioso, capace di divertire e rallegrare il pubblico che ha tributato all’intero cast sinceri consensi e calorosi applausi.
Con ‘La cambiale’ è iniziata la programmazione del R.O.F. 2019 che quest’anno festeggerà 40 anni di attività. Il clou è previsto per il prossimo agosto (11-23) con un ricco cartellone che prevede due nuove produzioni (‘Semiramide’ e ‘L’equivoco stravagante’), la ripresa del rarissimo ‘Demetrio e Polibio’, ‘Il viaggio a Reims’ degli allievi dell’Accademia Rossiniana ‘Alberto Zedda’, un Gala celebrativo con alcuni tra i maggiori cantanti rossiniani, la cantata ‘La riconoscenza’, le ‘Soirées musicales’, due concerti lirico-sinfonici, due concerti di belcanto; una nuova puntata del ciclo ‘Rossinimania’.
Vi aspettiamo!

Date Mar 1, 2019