La Quinta Sinfonia di Gustav Mahler

Pesaro, Auditorium Pedrotti, 10 marzo 2019

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Created by Paola Cecchini · Review

A Pesaro siamo soliti ascoltare molta musica, parte della quale è però legata a Gioachino Rossini, il compositore di cui ci onoriamo di essere concittadini.
E’ un’eccezione per noi assistere ad un concerto di Gustav Mahler, come è avvenuto ieri domenica 10 marzo: un appuntamento molto apprezzato dal pubblico raccolto nella bella sala dell’Auditorium Pedrotti (fuori abbonamento rispetto alla stagione musicale in corso curata dall’Ente Concerti cittadino).
Sul palco la Form (Formazione Orchestra Regionale delle Marche) diretta per l’occasione da Manlio Benzi, ha proposto la Sinfonia n.5.

Il M° Benzi (che dal 1999 è titolare della cattedra di Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio pesarese, istituito con un lascito testamentario del Cigno) è stato oltremodo lodevole a mio avviso, dato che -oltre a dirigere con grande passione l'opera (della durata di oltre un’ora) - si è intrattenuto col pubblico soffermandosi sulla stessa e sul compositore austriaco che diceva di sé: ‘Sono tre volte senza patria: un boemo tra gli austriaci, un austriaco tra i tedeschi e un ebreo tra i popoli di tutto il mondo’.

Conosciuto nella sua epoca più come direttore d'orchestra che come compositore, Mahler era nato a Kaliste in Boemia il 7 Luglio del 1860 nella famiglia di un modesto commerciante ebreo. Nonostante le ristrettezze dell'infanzia che lasciarono un segno tangibile nel suo carattere, si avvicinò presto agli studi musicali che portò a termine nel 1878 presso il Conservatorio di Vienna.
La sua carriera di direttore d'orchestra iniziò nel 1880 nel teatro d'opera di Bad Hall in Austria e proseguì a Lubiana (1882), Olmütz (1883), Kassel (1883-1885), Praga (1885-1886), Lipsia (1886-1888), Budapest (1888-1891), Amburgo (1891-1897) fino ad essere nominato direttore dell'Opera di Vienna (1891) dove restò per dieci anni portando il teatro ad uno splendore sconosciuto prima di allora, sia per la qualità delle esecuzioni che per le scelte coraggiose ed innovative dei programmi: durante questo periodo Mahler era rinomato in patria come lo era Toscanini in Italia negli stessi anni.

Scritta tra il 1901 e il 1902 ed eseguita per la prima volta a Colonia il 18 ottobre 1904 sotto la direzione dello stesso autore, l’opera riflette la piena maturità del Compositore come artista ed uomo. A quarant'anni compiuti era decisamente una personalità influente dell'Opera ed uno dei più stimati direttori d'orchestra dell'epoca; le sue composizioni erano inserite nei Festival musicali e nei programmi di direttori d'orchestra importanti, come Richard Strauss, Nikisch e Weingartner.

Assieme alla Sesta e Settima, la Quinta è collocata dai musicologi tra le cosiddette ‘sinfonie viennesi’, distinguendole dalle precedenti definite ‘austriache’: queste ultime erano legate alle immagini di una civiltà contadina in cui ogni visione tragica è sempre mediata dalla fiaba, dall'immutabile succedersi delle stagioni e dal passaggio che separa giovinezza e vecchiaia. Le ‘viennesi’, invece, sottintendono ‘un mutamento di prospettiva che colloca ‘la sensibilità della musica mahleriana in un paesaggio urbano, non più ricomponibile nelle visioni che emanavano dalle fiabe popolari e dal mondo che le aveva espresse’. Queste sinfonie perdono il riferimento al Lied, nucleo generatore del canto popolare, di norma composizione per voce solista e pianoforte. Sono costrette a misurarsi con lo spazio ed i ritmi imposti dall'ambiente cittadino ed a declinare in prosa (non più in poesia) il nuovo senso di alienazione.

L'organico strumentale della Quinta è molto corposo e comprende quattro flauti, tre oboi, tre clarinetti, due fagotti, ottavino, corno inglese, clarinetto basso, controfagotto, sei corni, quattro trombe, tre tromboni, un basso tuba, quattro timpani, grancassa, piatti, tamburo, glockenspiel, tam-tam, nacchere, arpa e una massa estesa di archi. Per questa vastità di impianto e costruzione, oltre che per la varietà e ricchezza di immaginazione e di idee musicali, la Quinta è un'opera poderosa e massiccia che si inserisce, pur potenziandone la struttura e il discorso orchestrale, nella grande tradizione sinfonica tedesca.
Molto conosciuto è il suo ‘Adagietto’ (IV movimento) che costituì -assieme alla marcia funebre (I movimento)- la colonna sonora del film di Luchino Visconti ‘Morte a Venezia’ (1971), tratto dal romanzo omonimo dello scrittore Thomas Mann.

Date Mar 10, 2019