'Hanno ammazzato compare Turiddu!'

Pesaro, Teatro Rossini, 5 aprile 2019

Details

Created by Paola Cecchini · Review

‘Hanno ammazzato compare Turiddu!’
Chi non ricollega questo grido disperato a ‘Cavalleria rusticana’, opera in un unico atto di Pietro Mascagni (Livorno, 1863 - Roma, 1945) tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga?
La rappresentazione è andata in scena ieri 5 aprile al ‘Rossini ‘di Pesaro, prodotta dal Coro Filarmonico che del Cigno porta il nome, unitamente ad Amat-Platea delle Marche.
Regia e scenografia sono firmati da Roberto Ripesi, un talentuoso basso buffo, nativo di Ostra Vetere, che annovera oltre cento opere nel proprio repertorio.
Sul palco l’Orchestra ‘Raffaello’ diretta da Daniele Rossi, oltre al Filarmonico diretto da Roberto Renili (maestri collaboratori So Hyun Lee e Federico Raffaelli).
Il cast annovera il fiorentino Giorgio Casciarri nel ruolo del protagonista, Juljia Samsonova-Khayet (lituana di nascita e cattolichina di adozione) in quello di Santuzza, mentre il pesarese Daniele Girometti impersona Alfio e la peruviana Jimena Llanos, Lucia. Ad Elisa Serafini è stato assegnato il ruolo capriccioso e fatuo di Lola.

Sono molte le arie famose di quest’opera, a cominciare da ‘O Lola, c'hai di latti la cammisa’, detta anche ‘Siciliana’, uno dei due brani in lingua dialettale presenti all'interno del repertorio lirico italiano (l’altro è il celebre 'Io de' sospiri' da ‘Tosca’ di Puccini, scritto in dialetto romanesco). I librettisti hanno conferito a quest’aria, cantata da Turiddi a Lola (la donna che ama, sposata con Alfio) ‘un colore spiccatamente siciliano e marcatamente realistico’: appare fondamentale nello sviluppo dell’opera, introducendo il pubblico direttamente ‘in medias res’.
Anche l’aria di Santuzza ‘Voi lo sapete, o mamma’, è molto conosciuta : la donna (amante di Turiddi e di lui pazzamente innamorata) racconta il forte sentimento che la lega all’uomo ma anche il tradimento di quest’ultimo che continua a frequentare l’ex fidanzata quando il marito è assente.

Il vero centro dell’opera è notoriamente rappresentato da ‘Tu qui, Santuzza’, il drammatico duetto tra Santuzza e Turiddu, che contrappone il carattere religioso della festa pasquale (rappresentato all’inizio) con il dramma della gelosia che prende forma nel contrastato rapporto tra i due protagonisti. Al centro si inserisce lo Stornello di Lola, una pagina leggera che rappresenta perfettamente il carattere frivolo della donna che allude al suo amore per Turiddu, senza mai nominarlo, in tono quasi provocatorio. Appare come uno squarcio di luce che solo in apparenza alleggerisce la scena, mentre contribuisce ad accendere da una parte la gelosia di Santuzza e dall’altra la passione dell’uomo.
E’ Turiddi ad intonare ‘Viva il vino spumeggiante’, che costituisce l’ultimo raggio di luce all’interno della storia che da questo momento in poi precipita verso la tragedia annunciata dall’ingresso di Alfio che, in tono distaccato, quasi aristocratico, rifiuta di bere il vino offertogli da Turiddu che reagisce gettandolo a terra e mordendogli un orecchio.
Conclude l’opera un’aria completamente diversa, ‘Mamma, quel vino è generoso’, in cui l’uomo ha il tempo per un toccante addio alla madre che- iniziato su un raggelante e coinvolgente arpeggio degli archi- trova un’accorata espansione lirica nella richiesta all’anziana donna di fare da madre a Santuzza nell’eventualità che egli non torni più a casa.

Non è facile trasmettere al pubblico la commozione, la tensione, l’ansia, l’emozione e la suggestione che scaturiscono dalle arie di cui sopra ma Casciarri si è calato perfettamente nella parte e ci è riuscito pienamente, come d’altronde fece Roberto Stagno il 17 maggio 1890 (giorno della prima rappresentazione dell’opera presso il ‘Costanzi’ di Roma) portando la ‘Cavalleria’ verso un immediato successo, con l’aiuto di un prestigioso cast che annoverava Gemma Bellincioni (Santuzza), Federica Casali (Lucia) Annetta Gulì (Lola), Gaudenzio Salassa (Alfio), sotto la direzione di Leopoldo Mugnone.
Tutto il cast ha riscosso ieri chiari consensi dal pubblico (i maggiori applausi sono toccati alla Samsonova, peraltro ottima attrice), unitamente al Filarmonico ed all’Orchestra che ha magistralmente interpretato l’Intermezzo sinfonico che separa le due parti dell’atto unico e copre, da un punto di vista temporale, il periodo in cui si svolge la cerimonia religiosa.
Occorre dire che quasi tutte le opere di Mascagni sfoggiano pagine sinfoniche di bella fattura ma nessuna può forse eguagliare l’Intermezzo (in cui Mascagni rielaborò la musica di una precedente ‘Ave Maria’), così intenso e struggente: ciò che colpisce di questa dolcissima melodia è la potenza evocativa ed il grande afflato lirico. Ha avuto d’altronde molta fortuna anche al di fuori del repertorio operistico: in quello cinematografico ha fatto da sfondo ad una delle più celebri scene della storia del cinema, quella nel film ‘Il Padrino-parte III’ ed è stato usato nei titoli di testa del film ‘Toro scatenato’ di Martin Scorsese, mentre in ambito musicale è stato rielaborato per una canzone dance dal titolo 'Will be one' dei Datura e figura nella canzone 'Mascagni' di Andrea Bocelli.

'Cavalleria Rusticana' fu la prima opera composta da Mascagni (che ha ricoperto per anni l’incarico di direttore del Conservatorio pesarese) ed è certamente la più nota fra le sedici composte dal musicista livornese: oltre ad essa, solo ‘Iris’ (1896-98) e ‘L'amico Fritz’ (1891) figurano tuttora nel repertorio stabile dei principali enti lirici.
La storia che portò alla sua nascita è insolita e merita di essere ricordata: nel 1888 l'editore milanese Sonzogno istituì un concorso aperto a tutti i giovani compositori italiani che non erano ancora riusciti a far rappresentare una propria opera. Venuto a conoscenza di questo concorso a due mesi dalla chiusura delle iscrizioni, Mascagni (che abitava allora a Cerignola da cui voleva disperatamente evadere) chiese all'amico Giovanni Targioni-Tozzetti (medico e naturalista fiorentino) di scrivere un libretto.
Quest’ultimo, unitamente a Guido Menasci (storico dell’arte e giornalista livornese) scelse come base ‘Cavalleria Rusticana’, appartenente alla prima raccolta di novelle di Giovanni Verga intitolata ‘Vita dei campi’, pubblicata da Treves a Milano nel 1880.
La cosa particolare fu che i tre lavorarono per corrispondenza, senza incontrarsi.
L'opera fu completata appena in tempo per essere ammessa al concorso: venne spedita in extremis dalla moglie del compositore che vi aveva già rinunciato e vinse il primo premio (tremila lire) sui 73 lavori presentati. Per avere un'idea del successo riscosso, basti pensare che alla morte del musicista (avvenuta nel 1945), era già stata rappresentata più di quattordicimila volte soltanto in Italia.

Il programma di sala ha previsto un intermezzo comico per basso e orchestra, ‘Il maestro di cappella’, interpretato con la consueta bravura da Roberto Ripesi che a 70 anni sta vivendo una seconda giovinezza e riesce a seguire come regista e interprete anche una ventina d’opere all’anno.
L’operina è stata composto da Domenico Cimarosa (Aversa,1749- Venezia, 1801), uno degli ultimi grandi rappresentanti della Scuola musicale napoletana, indubbiamente una delle figure centrali dell'opera del tardo Settecento, in particolare di quella buffa.
La gustosa parodia di un compositore alle prese con i suoi esecutori prende le mosse da un libretto (di produzione ignota) costruito sul largo impiego di termini tecnici che suggeriscono la caricatura del maestro in questione. Il lavoro si ricollega a un filone metateatrale particolarmente frequentato nel Settecento in cui figurano, tra l’altro, ‘La Dirindina’ di Domenico Scarlatti (1715), ‘La canterina’ di Haydn (1766), ‘Der Schauspieldirektor’ di Mozart (1786), cui Cimarosa stesso aveva contribuito proprio in quegli anni con ‘L’impresario in angustie’ (1786). Appare però, unica nel suo genere dato che - diversamente da tutti gli altri intermezzi - vi figura la presenza di un solo cantante.
La struttura musicale dell’opera (scritta probabilmente tra il 1786 e il 1793) è particolarmente interessante: dopo un recitativo accompagnato che introduce le prove, l’aria propone- nel quadro di un fantasioso disordine- una sorta di campionario dei timbri strumentali dell’orchestra dell’epoca. In una terza fase, le varie parti proposte dal maestro vengono dapprima intonate dalle diverse sezioni orchestrali e quindi integrate – mentre la voce tace – in una pagina di grande vigore sinfonico, del tutto degna di comparire in apertura di un’opera coeva. Un’ultima aria conclude gioiosamente queste problematiche prove.
Una bella serata da ricordare. Speriamo che ne seguano molte altre!

Date Apr 5, 2019