Standing ovation per Roberto Bolle e i giovani solisti della Scala

Al Politeama Rossetti di Trieste in prima nazionale “The Seasons”

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Created by Dejan Bozovic · Review

È stato il Politeama Rossetti triestino ad ospitare la prima nazionale di “The Seasons”, la coreografia presentata sinora solo all'inaugurazione dei lavori del World Economic Forum di Davos, con Roberto Bolle come protagonista, tornato trionfalmente nel capoluogo giuliano per un sfavillante evento la cui prima parte è stata concepita secondo la consueta formula di un gala, nel quale questa volta accanto all'Étoile si sono esibiti i nove solisti della Scala.
Apre la serata un brano ormai classico, il bellissimo “Canon in D Major” di Jiří Bubeníček sull'omonimo, celeberrimo pezzo di Pachelbel e, a dire il vero, per quanto assolutamente impeccabile sia la sua interpretazione, sembra che Bolle la esegua con minor entusiasmo di quello dimostrato dai suoi compagni di scena, i bravissimi Nicola Del Freo e Christian Fagetti. Brillano davvero tutti i giovani solisti, eccellenti tanto sul versante tecnico quanto su quello riguardante l'eloquenza dei corpi, l'espressività e sensibilità. Deliziosi Vittoria Valerio e Claudio Coviello nel Pas de deux dall'atto unico “L'Infiorata a Genzano” del danese August Bournonville sulle musiche dei compatrioti Edvard Helsted e Holger Simon Paulli, l'unico numero appartenente in toto alla tradizione ottocentesca in uno spettacolo dominato dai compositori barocchi e dai linguaggi tersicorei moderni. Si continua, appunto, con due bellissime creazioni, “Come un respiro” e “L'altro Casanova”, firmate rispettivamente da Mauro Bigonzetti, ispiratosi a Händel, e da Gianluca Schiavoni il quale trova l'estro nelle pagine vivaldiane. Gli straordinari protagonisti della prima coreografia sono Agnese Di Clemente e Gioacchino Starace, mentre nella seconda sfoggiano il proprio fascino Virna Toppi e Nicola Del Freo.
Dulcis in fundo del primo atto è certamente “Two” di Russell Maliphant sul componimento di Andy Cowton e con le luci di Michael Hulls, in cui un grandioso Roberto Bolle riesce a creare l'autentico sortilegio fatto di un'inverosimile sinuosità e precisione del movimento che sublima le accezioni tecniche e tecnologiche, derivanti dall'ingegnosa illuminazione, in un flusso quasi immateriale di pura bellezza.
Nemmeno il lungo intervallo dissipa le impressioni estatiche generate da questa esecuzione e già le prime battute de “La Primavera” di Vivaldi ci trascinano nelle atmosfere ben diverse. Di scena tutti i dieci ballerini impegnati in un gradevole connubio tra le coreografie di Massimiliano Volpini su “Le quattro stagioni” del Prete Rosso e di Edwaard Liang sulle “Cuatro Estaciones Porteñas”di Piazzolla. Non un'idea originalissima, quest'abbinamento, e inizialmente pare che il progetto non abbia molto da aggiungere ai precedenti basati sul simile o uguale concetto, ma spettacolo asseconda una traiettoria in costante crescita offrendo dei momenti di ingente impatto emotivo ed estetico. La punta del diamante sono tuttavia Bolle, eccezionale negli assolo e nelle scene corali, e i nove solisti che si fanno onore affiancando con spigliatezza e maturità interpretativa un'artista di tale calibro. Scontate le standing ovation.

Date 2019