Pereira, Freud, De Amicis e... Angelo.

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Una prova nero su bianco che per il coraggioso Pereira la terra tosca e quella fiorentina in special modo sia insidiosa. Ciò, malgrado l'Asburgico confidi nel sindaco violinista in quanto diplomato nello strumento indicato. Poverino... Forse non sa quale sia la resa di strumentista del primo cittadino, che i lettori di questo sito dovrebbero ricordarsi e che un giretto su Youtube (se non son stati rimossi i video, ma non quelli qui postati) sempre mostra. Esibizioni che puntualmente ogni Natale, il capo cittadino, offre alle carcerate (proprio femmine) locali, lui che appoggiò la "Carmen" antifemminicida...

"La Nazione" edizione fiorentina ha dunque pubblicato ieri ultimo di agosto, in prima pagina [1] come "occhiello" e più lungamente alla pagina interna n.9 con doppio scritto e immagine, questo titolo:

>>>Il Sovrintendente del "Maggio": "Preferivo restare alla Scala". Pereira, l'avvio è con gaffe.<<<

Nell'articolo interno viene scritto:

>>>«Speravo di finire la mia carriera alla Scala». Comprensibile, che c’entra, la Scala non si discute. Però, all’indomani della nomina alla guida di una prestigiosa istituzione come la Fondazione del Maggio Fiorentino, quella dichiarazione al Corriere della sera di Angelo [sic!] Pereira a qualcuno è sembrata una stecca, un acuto stonato. Come se Firenze fosse una soluzione in qualche modo secondaria, anche se non sono mancate le parole di apprezzamento per il sindaco Dario Nardella («ho fiducia in lui, non mi sembra [sic!!!] come altri politici»), per l’antica tradizione del "Maggio" (sebbene abbia ricordato, riportando un pensiero attribuito a Riccardo Chailly, il «prestigio che aveva ai tempi di Massimo Bogianckino», cioè quaranta anni fa...), per il prestigio della città.<<<

Al centro pagina una bella foto di Pereira [2] e sotto la didascalia: "Angelo [sic] Pereira, sovrintendente della Scala di Milano in arrivo al Maggio Fiorentino".

La pietra dello scandalo sarebbe l'intervista di Pierluigi Panza sul CdS edizione nazionale del 30 giugno [3], dove Pereira in effetti usa il verbo "sperare" (non comunque "preferire" come usato nell'occhiello-sommario della "Nazione"). Ma è evidente-basta leggere il "Corriere"-e contestualizzare il tutto, che Pereira riconduceva l'espressione al gran caos di giugno, tanto al Nord che al Centro.
In quel tempo senz'altro egli puntava sul massimo prolungamento se non riconferma alla Scala.
Che poi nel suo subconscio-oggi-preferisca sempre l'austriaca Milano, può essere. Un altro illustre asburgico, Sigmund, insegna.
E quell' Alessandro divenuto Angelo (due volte!) un errore di typo (quanti ne facciamo noi pure, e un giornale a stampa non si può correggere!). O anche questo è un lapsus?
Pare comunque improprio usare il francesismo "gaffe" e nemmeno lapsus da noi inteso qui sarebbe invero adeguato, per il ragionamento che si compiva.

Ma quello che più sorprende (ma non più di tanto) è il piccato, risentitissimo commento dell'articolista in margine, dove viene rispettata la ben nota consuetudine tosco-fiorentina del "non ve le mandiamo a dire":

>>>La "Scala" è uno dei più prestigiosi teatri lirici del mondo e comprendiamo bene che lasciarne la guida per decisioni altrui, tutto sia tranne che piacevole. Però far sentire la città che ti ha offerto un ruolo alternativo di prestigio come una scelta di risulta, un qualcosa da accettare a denti stretti a consolazione dell’amarezza, tutto è tranne che un buon viatico per iniziare un percorso virtuoso.
Ciò a molti è parso trasparire dall’intervista che il nuovo soprintendente in pectore del Maggio, Alexander Pereira, ha rilasciato ieri al Corriere della Sera.

Per carità, è innegabile che Firenze da tempo abbia smarrito gran parte di ciò che fu la sua centralità culturale nel mondo e il "Maggio" ne è uno degli esempi più evidenti, ma non per questo la città e il suo teatro più prestigioso possono essere considerati una ruota di scorta per ambizioni mancate di chicchessia. Al contrario. Se la cultura a Firenze è in crisi, per rilanciarla serve passione, convinzione, entusiasmo, coraggio e iniziativa. Siamo sicuri che Pereira, uomo navigato di lunghissima esperienza e prestigio, sarà il primo a convenire con ciò. E a dimostrarlo coi fatti. Che poi è l’unico modo efficace per fare dimenticare le parole infelici di un mattino.<<<

Edmondo De Amicis (sì, proprio quello del "Cuore"), giovanissimo, nel 1868 e poi, scriveva sulla "Nazione" nata una decina d'anni avanti. Come noto, l'autore del dileggiatissimo libro per l'infanzia, di "gaffe" nel suo romanzo (tra tamburini azzoppati e bruni romagnoli uccisi) ne fa e ne scrive quasi quanto il compianto Mike Bongiorno. Ecco, lui-De Amicis-ne compiva sì di tòpiche. Pereira è solo un ingenuo poliglotta tutt'al più. Ma-in questo (in questo)-non erra il professionista del quotidiano citato: i fatti dimostreranno.

[1] www.dropbox.com/s/a0iaat33uhhelwj/nazion…
[2] www.dropbox.com/s/2bos34b22hepsm5/nazion…
[3] www.dropbox.com/s/bk3hl9qnx78jjeq/interv…

Date Sep 1, 2019