I bambini all’Opera. A Firenze. Era Pereira. (Lasciate che i bimbi vengano a me)

Details

Come pedagogista mi è stato insegnato dai tempi della Laurea che si comincia presto ad educare (nel senso etimologico). Sul campo, poi, ho potuto toccare con mano. Io stesso sono uno di coloro che (seppur in altra epoca) veniva iniziato ai 6 anni d’età a recarsi a teatro, con le conseguenze adolescenziali e della prima giovinezza che si immaginano.
Del resto il buon genitore butta in piscina il bambino perché apprenda a nuotare il prima possibile eccetera eccetera.
Dunque non ci sarà di che stupirsi se Pereira tanto batte sul portare i mocciosi all’Opera il prima possibile.
Questo è sempre stato fatto nell’istruzione dei Paesi stranieri.
Britten faceva consegnare ai bambini spartiti, all’ingresso dei teatri dove si davano le sue (pur orribili) operine musicali, e le luci della sala accendendosi davano segnale di intervenire (racconta D’Amico).

Non meno nota l’abitudine di avere teatro, danza, musica, obbligatorie, nella scuola di base dell’Ungheria e in Russia al Bolscioi sarà pure che il regolamento in vigore vieta la sera di portare bambini sotto i 10 anni, ma riserva mattinate e spettacoli speciali in momenti idonei.
A Praga, al Teatro Nazionale la domenica alle 11 si danno le opere adatte per i ragazzi.
Alla casa museo di Ciaikovskij a Klin, le masse fanciullesche sono all’ordine del giorno, per cominciare a venerare il più grande musicista russo da subito, nota distintiva anche per gli altri grandi artisti, quando la gente comune reca fiori sulla tomba di Puskin.

Che agire sulle giovani menti sia necessario ed utilissimo, lo han saputo i governi totalitari, e sembrerà paradosso che citi quel che faceva il governo fascista nel Ventennio (ci sono cinegiornali “Luce” disponibili e puntate de “La grande Storia” dedicate, andate su RaiReplay).

Poi-come racconta il Professor Quirino Principe-oggi in Italia arriva un fan giapponese appositamente venuto dal Paese del Sol Levante che scende alla stazione di Lucca gridando in pessimo italiano: “Puccini… Puccini”, volendo sapere dove siano luoghi, teatri, musei e concerti. Ma tutti si stringono nelle spalle.
Peggio ancora (sempre Quirino Principe) quando in treno ha accanto due stranieri che chiedono a Pistoia di Puccini sempre, ed un “buzzurro del posto” (così si esprime il docente, conferenza al Regio torinese su “Tosca”, vedi Youtube) correggeva: “Noeeee… Non Puccini, gliè Guccini… Guccini, dio bonino…”.

Che l’interesse di Pereira sia squisitamente pedagogico ancorché intriso di interessi produttivo-gestionali per gli anni a venire, è fuor discussione, visto che è austriaco e con un passato molto attento a questa faccenda.
Fatto resta che se il problema dell’educazione musicale nella scuola resta ad affliggerci, forse le strutture teatrali medesime potranno aumentare quanto meno il pubblico a venire, con modalità tutto sommato estremamente pratiche e facili.

Del resto a Firenze qualcosa è già avvenuto in questi ultimi anni e a Bologna, Milano nonché altrove in Italia, eventi regolari e dedicati si sono dati.
Ma Pereira punta ad incrementare.

>>"È stato il mio successo più grande alla Scala, la cosa più bella, 60.000 bambini ogni anno in sala: voglio ripeterlo a Firenze. Alla Scala abbiamo fatto le Grandi opere per bambini, grandi titoli del repertorio ridotti a dimensioni temporali ed a strutture drammaturgiche a misura di bambino e sono convinto che sarà un grande successo anche a Firenze".

"Per venti anni si è cercato di avvicinare alla lirica e all’opera chi aveva da venti anni in su, ma così si è persa una generazione. Bisogna rivolgersi a chi ha 8 anni, portarlo al teatro per più anni di seguito così quando sarà grande sentirà il teatro un po’ suo, nel suo cuore risuoneranno le opere che ha visto.
A Milano ho varato il progetto “Grandi opere per i piccoli” con rappresentazioni accorciate a 45 minuti, una voce narrante, la musica di orchestre dei ragazzi delle accademie e poi gli attori che a fine rappresentazione fanno tra il pubblico, ancora in costume così i piccoli possono stare con loro, parlare, farsi i selfie e questo va avanti anche altri 45 minuti…
A Milano, ad esempio, sabato va in scena “La Cenerentola” per i bambini e ci sarà la sala piena. Ecco voglio fare lo stesso qui e chiederò alla Scuola di Musica di Fiesole di collaborare per darci i ragazzi che suoneranno. Sono convinto che sarà un successo".<< (“Corriere fiorentino” oggi)

Date Sep 20, 2019