L'intransigente rispetto per la scrittura come essenza della libertà interpretativa

Aleksandar Madžar inaugura il Festival pianistico dell'Associazione Chamber Music di Trieste

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Created by Dejan Bozovic · Review

L'intransigente rispetto per la scrittura come l'essenza della libertà interpretativa

Aleksandar Madžar inaugura il Festival pianistico della Chamber Music di Trieste

Il pensiero di Beethoven inciso sul pentagramma sublimato direttamente, con illuminante fedeltà, nella musica: né più né meno, ed è effettivamente tutto quello che si possa desiderare da un recital monografico dedicato al maestro di Bonn. Ed è puntualmente quello che offre Aleksandar Madžar al pubblico del concerto con cui si è avviata la 18° edizione del Festival pianistico Giovani interpreti & grandi maestri, organizzato e promosso dall'Associazione Chamber Music di Trieste.
Il pianista belgradese, attualmente residente a Bruxelles, impegnatissimo come solista e nelle varie formazioni cameristiche, insegnante presso il Conservatorio della capitale belga e alla Hochschule für Musik und Theater di Berna, trasforma l'intransigente rispetto per ogni minuzia della partitura in una libertà espressiva di ampio respiro, elegante e forbita sino alla commozione, pulsante di sentimenti e idee levigate da una smaltatura finissima ed ammaliante. Eludendo con accuratezza l'immagine di un esuberante romanticismo, Madžar conferisce ai quattro brani composti tra il 1800 e il 1804 un'aura neoclassica, sfoggiando l'inventiva proprio nella precisione stilistica e proponendo le due Sonate dall'op.27 – n.13 in mi bemolle maggiore e n.14 in do diesis minore detta Quasi una fantasia – in lineare e totale armonia con i suggerimenti delle partiture. Assecondare l'originalità del compositore piuttosto che cercare di esaltare la propria, estrapolando efficacemente ed integralmente la florida carica emotiva e ideale, è uno dei perni della sua visione interpretativa in cui simbioticamente convivono l'intelletto ed il sentimento.
La Sonata n.22 in fa maggiore op.54 che apre il secondo tempo, è una perla di nitidezza impreziosita dai brillanti passi virtuosistici la cui fluidità sorregge l'unicità dell'architettura e la continuità della tensione narrativa. L'apice assoluto della serata, tuttavia, è una magistrale esegesi della Sonata op.53 in do maggiore, denominata Waldstein secondo il suo dedicatario. Su una loquela tanto raffinata quanto eccitante, traslucida e avvolgente, il pianista edifica una nobile costruzione tridimensionale, di proporzioni inverosimilmente impeccabili, estremamente graziosa nelle sue apparentemente semplici simmetrie sature, sotto la superficie cristallina, di atmosfere, riflessioni ed emozioni. Calorosissimi applausi ed una Bagatelle di Beethoven come bis per suggellare il successo.

Date 2019