Le affinità elettive di Sebastian Di Bin

Acclamato il recital del pianista udinese al Festival della Chamber Music di Trieste

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Created by Dejan Bozovic · Review

Passionale ed estroverso, fluido tanto nella narrazione di pennellate ampie quanto nella disinvolta e deflagrante agilità: il pianismo di Sebastian Di Bin posiede, insomma, tutte le caratteristiche che distinguono un virtuoso autentico. Vincitore di invero innumerevoli premi internazionali, autore di un libro di composizione pubblicato dalle Edizioni Musicali Wicky EM di Milano con relativo CD “Sogni e suoni”, il pianista udinese ha dedicato un recital, inserito nel cartellone del Festival pianistico Giovani interpreti & grandi maestri dell'Associazione Chamber Music di Trieste, ai due tra i suoi autori preferiti.
È proprio la sua generosa vena brillante a contrassegnare accentuatamente le letture delle dodici Études (n. 1, 2, 3, 5, 7, 10, 11 e 12 dall'op.25 e n. 3, 10, 11 e 12 dall'op.10) di Chopin. Il discorso è costellato di idee e soluzioni accattivanti, terso e preciso anche quando la prolusione dei frangenti tecnici lo fa zampillare in scintillanti getti impeccabilmente rifiniti, l'agogica è libera seppure immancabilmente appropriata, le sfumature dinamiche attingenti da una tavolozza piuttosto ricca, il fraseggio sempre ben ponderato, pure senza perdere alcunché in spontaneità. La dilettevole magniloquenza, tuttavia, rischia a volte di adombrare la dimensione profondamente intimistica della scrittura. Tra colori ed atmosfere, senz'altro variegati e numerosi, non molto viene lasciato ad un sentimento maggiormente viscerale, al raccoglimento tormentoso oppure alla rassegnata malinconia. Nondimeno, questa prima parte finisce tra i meritati scroscianti applausi ma sarà il Liszt, suonato dopo l'intervallo, ad esaltare senza riserve la florida ed avvincente indole interpretativa del musicista.
Si ravvisa chiaramente nell'esecuzione delle Études d'exécution transcendante S.139 (n.3, 4, 8, 9, 11 e 12) un'affinità elettiva, per dirla con von Goethe, un'empatia con il pensiero del compositore che, tra gli smaglianti fuochi d'artificio virtuosistici, esaurientemente estrapola, comunicandolo amorevolmente, l'integrale contenuto emotivo e meditativo di ogni partitura. La concentrazione dell'interprete è mirabilmente ferma e genera le sonorità potenti ed espressive che incondizionatamente rapiscono la platea della Sala ridotto “Victor de Sabata” del Teatro Verdi. La marea di applausi che incoronano il finale di un sì impegnativo programma è ricambiata da un bis chopiniano.

Date 2019