E’ di scena ‘La Sonnambula’

Ancona, Teatro delle Muse, 13 ottobre 2019

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Created by Paola Cecchini · Review

La trama è nota.
Un paese della valle alpina è pronto a festeggiare le nozze fra Elvino e Amina, un’orfana allevata da Teresa, la mugnaia della zona.
Tutti sono contenti tranne Lisa, anch’essa innamorata del ragazzo bello e ricco. Quando Amina viene trovata addormentata nella stanza da letto del Conte Rodolfo, la situazione precipita: Elvino la accusa di averlo tradito, le rinfaccia di averlo reso l’uomo più infelice tra gli uomini e le strappa dal dito l’anello di fidanzamento. A nulla valgono le parole del Conte che lo rassicura spiegandogli cosa sia il sonnambulismo: non le comprende, né le comprende la piccola comunità che reagisce con superstizione e pettegolezzi a quanto occorso alla ragazza. Nel frattempo sono decise le nozze di Elvino con Lisa.
Ma una sera, sull’orlo di un precipizio appare una donna che cammina ad occhi chiusi. E’ Amina. A tale vista, tutti comprendono che si era recata nella stanza del Conte camminando dormendo e che quindi era innocente. Elvino le va incontro e Amina si sveglia tra le sue braccia.
La storia finisce felicemente, con i due innamorati che si riconciliano tra gli applausi dei loro amici.

L’avete riconosciuta? E’ la trama de ‘La sonnambula’, l’opera semiseria in due atti musicata da Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, tratto da un balletto-pantomima francese, a sua volta scaturito da una commedia musicale di Eugène Scribe del 1816.
L’opera è andata in scena il 10 e 12 ottobre presso il Teatro delle Muse di Ancona che -riaperto al pubblico nel 2002 dopo un lungo restauro- mira a ricercare e valorizzare giovani talenti da tutto il mondo e proporre nuove produzioni capaci di mettere in risalto le notevoli possibilità gestionali della struttura e l’alta professionalità delle sue maestranze.

Al pari de ‘La traviata’ che l’ha preceduta (20 e 22 settembre scorso), si tratta di una nuova produzione : porta la firma per quanto attiene regia e scene, di Cristian Taraborrelli, figura di primo piano nel panorama del teatro italiano, scenografo per diverse produzioni d’opera di Giorgio Barberio Corsetti, Adriano Sinivia e Stefano Vizioli, nonché regista di due fortunate produzioni contemporanee: 'La Jura' di Gavino Gabriel al ‘Lirico’ di Cagliari e 'Il Colore del Sole' di Lucio Gregoretti al ‘Pergolesi’ di Jesi e al ‘Luciano Pavarotti’ di Modena.
Taraborrelli ha reso omaggio all’opera belliniana usando colori ovattati, screziati di bianco: il paesaggio stilizzato è funzionale alle espressioni mutevoli dei sentimenti e sembra sposarsi con la musica. I colori appaiono forti e decisi solo nei costumi curati da Angela Buscemi che ha al suo attivo 'Don Carlo' (al Mariinski di San Pietroburgo), 'Rondine' (al ‘Vittorio Emanuele’ di Messina), 'My fair Lady '(al ‘Verdi’ di Trieste) e 'Cavalleria Rustican'a (al ‘Sociale’ di Rovigo).
Fabio Massimo Iaquone, uno dei pionieri dell’intermedialità e dell’applicazione della ‘video arte’ nell’ambito del teatro e dell’opera, ha firmato un accurato progetto video che evidenzia ed amplifica le emozioni dei personaggi con espressivi primi piano accentuati da suggestivi giochi di luce.

Sul podio c’è Alessandro D’Agostini che si è andato affermando in questi ultimi anni soprattutto nel repertorio belcantistico: ha diretto 'Il Barbiere di Siviglia' al Teatro dell’Opera di Firenze e al ‘Regio’ di Parma, 'Guglielmo Tell' e 'La fille du Régiment' nel circuito lombardo, 'Fra Diavolo' al ‘Massimo’ di Palermo. Dirigendo l’Orchestra Sinfonica ‘G. Rossini’, l’Orchestra di Fiati ed il Coro Lirico Marchigiano ‘V. Bellini’, ha seguito i dettami belliniani senza sovrastare in alcun modo gli interpreti.
La musica dell’opera (che costituisce un'eccezione nella produzione dell’autore, se paragonata con le ardenti tragedie storiche) è notoriamente caratterizzata da un’orchestrazione ‘leggera’, se paragonata alla musica del tempo, specie a quella tedesca (Beethoven in testa).
Seguendo la propria ispirazione, Bellini aveva consapevolmente creato il ‘suono’ più adatto ad esprimere il mondo pastorale nel quale l’opera è ambientata, affidando la forza espressiva soprattutto alle voci dei cantanti.
Ed è proprio la semplice bellezza della musica che conferisce un fascino ineguagliabile all’opera che è tanto amata dal pubblico. Anche nel periodo nel quale prevalse un movimento di critica avverso al ‘bel canto’ (a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo), l’opera non ha mai abbandonato le scene di tutti i teatri del mondo.

Nonostante si cimentasse per la prima volta nel titolo, l’intero cast ha ottenuto grande successo da parte del pubblico che ha lungamente applaudito il soprano Veronica Granatiero (Amina), il tenore Marco Ciaponi (Elvino), il basso marchigiano Alessandro Spina (Conte Rodolfo) ed il soprano armeno Maria Sardaryan (Lisa), oltre a Isabel de Paoli (Teresa) e Giuseppe Toia (Alessio). Tra tutti, il tenore Ciaponi mi è parso veramente eccezionale

Il debutto de ‘La Sonnambula’, avvenuto al Teatro ‘Carcano’ di Milano il 6 marzo 1831, viene ricordato - oltre che per lo strepitoso successo di pubblico - anche grazie a un cast d’eccezione che annoverava i leggendari Giuditta Pasta e Giovanni Battista Rubini nei ruoli principali.
Si narra che la bellezza della musica abbia commosso fino alle lacrime gli stessi cantanti e tutti gli attori, e che alla fine della romanza ‘Ah non credea mirarti!’ lo scroscio degli applausi abbia fatto vibrare le mura del teatro.
Gioachino Rossini, grande amico del compositore, dimentico delle bellissime arie che lui stesso aveva composto, pare abbia gridato: ‘E’ la più bella aria del mondo!’
‘Bellini si nasce, non si diventa’- soleva dire del Cigno siciliano.
E forse aveva ragione.

Date Oct 13, 2019