I due Foscari al Festival Verdi 2019 del Teatro Regio di Parma

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Created by Dejan Bozovic · Review

Gradevole dal punto di vista estetico e efficacie nel sostenere la drammaturgia dell'opera, il nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma de I due Foscari che hanno inaugurato il Festival Verdi, possiede un'elegante e ponderata linearità in cui simbioticamente convivono il concetto registico di Leo Muscato, le scene di Andrea Belli e i costumi di Silvia Aymonimo, il tutto ottimamente illuminato da Alessandro Verazzi. Qualche rarissimo dettaglio troppo esplicativo (le catene che evocano la prigione, per esempio) o radicato in una routine alquanto obsoleta (qualche movimento poco convincente suggerito ai protagonisti) si insinua sporadicamente in questo eloquente minimalismo, tuttavia l'esito complessivo rimane assolutamente meritorio.
Vi sono maggiori oscillazioni qualitative, però, nella dimensione prettamente musicale, concernenti soprattutto il cast internazionale. Nulla da ridire sulla prestazione di Vladimir Stoyanov, sia sul versante vocale che quello scenico. Pure non possedendo una voce tuonante né scultorea, il baritono bulgaro è in ogni momento un raffinato interprete capace di immedesimarsi con le sfaccettature del personaggio di Francesco Foscari, dotato di timbro caldo ed accattivante, di squisita sensibilità musicale ed espressiva nonché di destrezza tecnica. Stefan Pop comincia palesando qualche segno di nervosismo e tensione, acquistando la sicurezza con progredire dello spettacolo. Il suo Jacopo Foscari è contrassegnato da una condizione di umana fragilità, sin dall'inizio rassegnato e sconfitto, quindi particolarmente apprezzabile nelle esternazioni dello sconforto e smarrimento. Il fraseggio è ricco di sfumature, sentito, ed è peccato che la voce sporadicamente risulti mancante di pienezza armonica e di incisività nel registro acuto.
Per quanto riguarda Maria Katzarova, ci piacerebbe poter semplicemente supporre che nella serata dell'11 ottobre (a cui si riferiscono queste riflessioni), per qualche motivo a noi ignoto fosse ben lontana dalla propria forma vocale migliore. Il soprano rende Lucrezia Contarini con fatica e difficoltà invero palpabili, non solo nei passi di agilità, seppure la cabaletta del primo atto - cantata con respiro affannoso, ampiamente percepito poi varie volte nell'arco della serata - resta la prova più evidente del suo disaggio. La media tessitura mantiene una certa dignità, mentre gli acuti sono sforzati, strillanti, le note di passaggio quasi del tutto afone, quelle in bassa tessitura appena udibili. Non sorprendono le disapprovazioni arrivate dal pubblico alla fine delle rappresentazione.
I consensi calorosissimi, invece, se li merita il basso Giacomo Prestia che eccellentemente incarna un Loredano suggestivo e poderoso. Applauditi anche Francesco Marsiglia, Erica Weng Meng Gu, Vasyl Solodkyy e Gianni De Angelis. Splendido il coro preparato da Martino Faggiani. Il maestro Paolo Arrivabene dirige con gesto preciso e saldo, rendendo giustizia alla partitura senza pretendere delle ricercatezze minuziosamente rifinite e coordinando impeccabilmente il palcoscenico e il golfo mistico in cui l'orchestra si dimostra nello stato di grazia.

Date 2019