Einfühlung (Solo quella sera)

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Nello spettacolo musicale, nella esecuzione musicale, si parla-in letteratura-nella migliore ed auspicabile delle ipotesi, di un fluido mesmeriano, di un’ipotetica forza che si sprigionerebbe dall’uomo, in questo caso dal musicista-interprete, per giungere ed essere recepito in empatia dal pubblico (Einfühlung).
Così chi frequenta le sale da concerto, i teatri d’opera, negli anni, stagione dopo stagione, accumula certamente momenti memorabili in cui è stato testimone e partecipe di questa “onda lunga”, che nasce sì dalla creazione artistica, ma poi è realizzata pel tramite dell’artefice in loco e trasmessa in quel momento a chi presente in sala convive e conpartecipa. Circolarità del fatto d’arte.

Naturalmente anche in presenza di ottima memoria catalogatrice ed affettiva, sono minori i ricordi veramente altissimi, indimenticabili di siffatte circostanze, non si parla di una serata in cui semplicemente si era ben predisposti, si era digerito bene e per altre contingenze esterne ed anteriori (sebbene essi siano importanti e necessari), ma si intende quelle occasioni in cui (anche a dispetto delle attese) lo spettatore abbia realmente (nei limiti dell’oggettività) percepito la “scossa elettrica” evocata sopra.
Curiosamente conserviamo memoria pure delle “folgorazioni” negative e nefaste, di quando ci fu la stecca, il pasticcio dei legni, il fuori tempo clamoroso, per tacere della regia riprovevole.
Ma dello stato di ebbrezza o di grazia si vuol qui dire.

Dei momenti musicali ordinari e cattivi inevitabilmente scorderemo nella massima parte (quel tal Concerto che solo un vecchio programma di sala potrebbe testimoniare la nostra partecipazione); degli episodi emozionanti tangibilmente tali perché tutto il pubblico concorde ci parve condividere l’onda ammaliatrice, una semplice riflessione ci riporterà alla coscienza.

Un esempio personale mi sia consentito: Carlos Kleiber con la London Symphony Orchestra alla Scala nella Settima di Beethoven (5 giugno 1981) e-per la lirica-“La Bohème” con Pavarotti e la Cotrubas, diretti da Prêtre alla Scala (7 gennaio 1975).
Certo molti altri potrei dire, ma se mi limito a quelli dove verosimilmente c’è stato l’attimo fuggente, essi si riducono.
Mai avevamo sentito un Beethoven così dionisiaco, mai erano apparsi una incarnazione dei personaggi pucciniani così vocalmente esatti come quelli proposti da Pavarotti e la Cotrubas (che arrivava peraltro all’ultimo minuto).

Così-riflettendoci-ognuno troverà un’occasione in cui il miracolo della “propagazione” artistica ha emotivamente colto.

Date Oct 16, 2019