Io, Don Chisciotte

Pesaro, Teatro Rossini, 25 ottobre 2019

Details

Created by Paola Cecchini · Review

L’anno scorso, di questi tempi, la quinta stagione di danza presso il ‘Rossini’ di Pesaro (curata da Amat unitamente al Comune) è stata inaugurata da ’Otello’ di cui Fabrizio Monteverde aveva firmato regia, coreografia e scene su musiche di Antonin Dvořák. Sul palco la prestigiosa Compagnia del Balletto di Roma. fondata nel 1960 da Walter Zappolini e Franca Bartolomei.
In tale circostanza mi aveva molto colpito il lavoro di Monteverde (esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta, coreografo che svolge da oltre trent’anni un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile) che aveva dato una lettura forte e provocatoria del testo shakesperiano: Otello è spesso un violento (e non solo quando è geloso); la relazione che lo lega a Desdemona è di forte attrazione sessuale e non di puro amore, come racconta il poeta inglese; il rapporto che lo lega a Iago è ambiguo, sotto molti punti di vista.

Ambientato in un moderno porto di mare (impossibile non ricordare gli sgargianti fotogrammi di ‘Querelle de Brest’ di Fassbinder) lo spettacolo chiariva ed ampliava l’intuizione di fondo: se Otello è un ‘outsider’ (non tanto per il colore della pelle, quanto per il suo essere ‘straniero’ ed abituato ad altre regole del gioco), è anche vero che la banchina di un porto è una sorta di ‘zona franca’, un limbo in cui si arriva o si attende di partire, ‘un coacervo di diversità in cui tutte le pulsioni vengono pacificamente accettate come naturali e necessarie per il semplice fatto che lì, nel continuo brulicare di tanta e diversa gente, lo straniero, il diverso o il barbaro smettono di esistere tali’.
Nello spettacolo il mare non si limitava ad essere un suggestivo sfondo per una Venezia o una Cipro genericamente esotiche e di parata, come avviene nel testo di Shakespeare, ma era al contrario, una presenza incombente che ‘suggerisce i segreti, gli ininterrotti moti delle passioni con la loro tempestosa ingovernabilità, gli slittamenti inevitabili nei territori proibiti del piacere, della gelosia e del delitto’, come scriveva Riccardo Reim nelle note di regia.

Anche quest’anno è toccato al Balletto di Roma inaugurare la stagione di danza, giunta alla sesta edizione. Lo ha fatto con Io, Don Chisciotte di cui Monteverde ha curato regia, scene e coreografia (assistito in questo ambito da Sarah Taylor e Anna Manes) rileggendo in chiave coreografica un’altra pagina della letteratura mondiale,
Scritto da Miguel de Cervantes Saavedra (1547 –1616) e pubblicato in due volumi nel 1605 e 1615, il libro è annoverato non solo come la più influente opera del ‘Siglo de Oro’ e dell'intero canone letterario spagnolo, ma un capolavoro della letteratura mondiale della quale si può considerare, secondo diversi critici, il primo romanzo moderno (gli si contrappone, specie in ambito anglosassone, l'opera dello scrittore inglese del primo Settecento, Daniel Defoe). Con oltre 500 milioni di copie, è il romanzo più venduto della storia.


Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, appaiono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua.
Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde e temerarie, Don Chisciotte con il suo sguardo strabico sulla realtà,
conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà.
‘L’errore è verità e la verità è errore’ in una società che appare sempre alla rovescia, soprattutto per un poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde.
Il mondo, del resto - così come la scena - è sempre diverso in base al punto di vista da cui lo guardiamo e la verità si manifesta solo nella libertà di muoversi al suo interno, una libertà incondizionata che testimonia l’inseguimento di un sogno, la ricerca del proprio io bambino, il desiderio infinito di amare.
'Io, Don Chisciotte' rappresenta la rivincita dell’individuo contro ‘il dominio dell’astratta universalità’ delle leggi umane. Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai un fine e neppure una fine in senso assoluto, perché in fondo, come dice Don Chisciotte, ‘il bello sta a impazzire senza motivo!'

Prodotto da Balletto di Roma (direzione artistica Francesca Magnini) con il contributo della Regione Lazio, il balletto è stato, come sempre, molto apprezzato dal pubblico che alla fine dell’esibizione, durante ‘Stop! Visioni intorno alla danza’, ha potuto condividere le proprie sensazioni con l’autore ed alcuni membri del corpo di ballo, lasciandosi guidare dalla giornalista Silvia Poletti tra le sfumature dello spettacolo realizzato con le musiche splendide di Ludwig Minkus (violinista e compositore ceco) ed i costumi minimalisti di Santi Rinciari.
Il corpo di ballo è composto da Riccardo Ciarpella, Azzurra Schena, Roberta De Simone, Paolo Barbonaglia, Cecilia Borghese, Lorenzo Castelletta, Emma Ciabrini, Matteo Giudetti, Mateo Mirdita, Kinui Oiwa, Michele Ruggiero, Giulia Strambini.

Date Oct 25, 2019