Non solo un libro. Piero Rattalino: “Il Galempio” (fauna e flora del teatro lirico)

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Credo di essere alquanto ligio all’esortazione di Eco quando di fatto diceva che non era poi così importante leggere davvero i libri acquistati, da cima a fondo se non addirittura lasciarli sullo “chevet” a prender polvere, ripromettendosi di evaderli un giorno a venire, poiché aver dimostrato interesse e curiosità nel reperirli, ci solleva dall’obbligo della vera lettura, che presuppone tempo e occasione, da trovare nella nostra frenetica vita, facendo azione sulla pigrizia che ci caratterizza. Quasi-paradossalmente-ci arricchisce virtualmente pure in assenza delle nozioni e contenuti rimasti nelle pagine nero su bianco.

Ho diversi testi che hanno fatto questa fine, nella mia biblioteca casalinga e che amo dire attendono la condanna all’ergastolo o una infermità per essere trattati. Debbo perciò-e finisco la chiosa personale ma necessaria ad introdurre-il mio grazie ad una provvidenziale bonaccia ospedaliera tra fine ottobre e inizio novembre (mese dei Morti) se ho potuto gustare l’ultimo dei-ho contato-52 libri che il grande maestro prossimo agli ottantanove anni, Piero Rattalino ha scritto (2018), quasi a coronamento, leggero ma non per questo banale o minore, non sul pianismo (per il quale egli vanta una competenza assoluta ancorché da taluni criticata) ma proprio sul tema principale di questo Blog.

Forse gli operomani di tutta Italia che si dan convegno e sdegno nelle gallerie, non hanno nemmeno preso in considerazione della “fauna e flora del teatro lirico” argomento che Rattalino dedica con proprietà stilistica e di contenuti ed un taglio accattivante, per il ricorso massiccio ad episodi della vita (musicale) reale. Se qualcuno è un appassionato incallito di quel mondo imparerà molto dal libro del musicologo fossanese.

Non solo per l’abbondanza della gustosa aneddotica come dicevo e che pure è quasi più accessoria che altro. I “fatterelli” (pure quelli “grossi” e “grassi”) servono a delineare aspetti più importanti ed inoltre riportano il lettore coi piedi sulla terra, togliendo quell’àura di bòria e prosopopèa spesso insiti nell’appassionato, pronto a mettere in teca e a santificare la musica e i suoi artefici, come se fossero estranei al mondo concreto e alle miserie fisiche umane.

In tal senso anche le storielle al limite del porno sono certamente utili: Nello Santi, allievo del terribile Guarnieri (cito Rattalino, pag. 38) ad una voce in Arena che-a causa di continue interruzioni per maltempo-chiedeva al direttore “Maestro, ci mandi via. Abbiamo il culo gelato”, replicò (le prove erano in ritardo): “Meglio il culo gelato che un gelato nel culo”.
Questa è pesante solo apparentemente. Celibidache (pag. 19-20):

>>>“I critici: uno vale l’altro, sono dei dilettanti con un’enorme capacità di scrittura, sanno scrivere benissimo ma in fatti musicali, sono totalmente analfabeti”.<<<

Ad un allievo: “Ti ho osservato attentamente. Se continui così arriverai tutt’al più a dirigere come Karajan”; e ad un altro: “Orribile! Stai facendo esattamente lo stesso tempo di Toscanini…"; "Niente ritardando! Lascialo fare a Bruno Walter”.
E non meno succulente le smadonnate di Gavazzeni a base del sostantivo ingiurioso uguale a quello della città marina dove i romani vanno a bagnarsi d’estate (pag. 37 nel terzo dei quattro ritratti di direttori, con Stockhausen, il candido e geniale Del’man ed i predetti).

Assieme ad altri otto ritratti divisi equamente tra Sovrintendenti e Presidenti di enti lirici, Rattalino pone due digressioni, che lo vedono sempre testimone e pure co-protagonista quando non “star” ma mai senza ostentazione; mirabile quella a pag. 61 che si intitola ed inizia come segue:

“Di tanti figli… [titolo]

…non mi resta ch’Azzo” [inizio del capitolo]. Ivi si tratta del noto “galempio” o dell’ “oteco” e altro affine. Nel secondo intermezzo invece (“Dodipetto-Pavarotti & C.”) si parla (anche) della palestra lirica, dell’atletismo vocale e di passaggio l’Autore sentenzia saggiamente nello specifico oggetto “duspreziano”: “Che la partitura sia realizzata con o senza tagli non importa a nessuno. O quasi” (pag. 155).

Ma non potendo e non dovendo estrapolare le citazioni che lascio al curioso lettore intelligente, varrà ricordare che Rattalino oltre che pianista (Vidusso), musicologo, critico, docente, è stato direttore artistico di un gran numero di teatri ed istituzioni musicali e membro di prestigiosissimi concorsi pianistici internazionali, autore di monografie e in letteratura specialistica. Tutto questo, unito alla passione per il teatro lirico, gli han consentito di conoscere dal di dentro (e-si perdoni il gioco-dal di fuori) quell’ambiente sul quale tanto discutiamo, ma che nemmeno lontanamente i più sanno cosa costi in termini di lacrime e sangue.
E la posizione di Rattalino in termini politico-sociali su “*come la musica colta, lirica e concertistica, sia stata gestita nel mezzo secolo abbondante che è trascorso dalla Legge 800 del 1967, che affrontava per la prima volta in Italia il problema di dare alle attività musicali, una disciplina gestionale, una saldezza economica, una finalità sociale” è impegnata ed erudita.

A tal evidenza dunque è abbastanza peregrino quanto-rammento-affermava al pubblico un presentatore di un concerto lirico dilettantesco, che sosteneva-tra i sorrisi degli astanti-che egli, per la musica, sarebbe stato disposto a mangiare solo pane e cipolla pur di non privarsene (della musica, sosteneva lui).

>>>I memoriali che riguardano il teatro lirico sono il più delle volte antologie di piacevoli aneddoti, e gli aneddoti riguardano in genere i cantanti, che del teatro lirico sono la parte più esposta e più nota al pubblico. Ma i cantanti sono un po’ come i piloti di un gran premio. Protagonisti sì, ma protagonisti che vengono messi nella condizione di esserlo grazie al lavoro dei progettisti e dei tecnici. Si vince un gran premio anche perché nel pit stop si è guadagnato un mezzo secondo, o meno. E il pit stop non lo gestiscono i piloti ma una squadra di specialisti, quelli che cambiano le gomme, quelli che inseriscono e staccano il tubo del carburante, quelli che girano la paletta per dare il via…<<< [dalla “Premessa”, pag. 1]

C’è pure questo nel simpatico libro del maestro Rattalino, così come il ritratto del Sovrintendente ideale allorché lungamente parla di Carlo Maria Badini, col quale lavorò a Bologna, sì che il suo è più che un libro. Direi una lezione di stile e vita al servizio della musica.

[1 novembre 2019]

*, dalla IV di copertina

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Date Nov 19, 2019