L’importanza della parola in Muti (Lo Maesschtre val bene una traviata)

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A provare che le lezioni mutiane non siano vane alla riflessione e che-al tempo istesso-fallacissime o ambigue esse siano, almeno in taluni risvolti, là dove lo Maesschtre nostro porta all’esasperazione la sua smania di porgere il vero, si può notare (già nella prima ma poi di nuovo nella seconda parte delle prove giovanili su “Traviata”), quanto egli insista sull’importanza (fatale) della “parola”.
Detto per le vie brevi Muti parcellizza le battute del libretto ad unità non solo del singolo lemma, ma della sua componente sillabica: il termine ha una sua importanza e vitalità, ma va contrapposto e bilanciato con gli altri elementi della frase, quando-come si diceva-non addirittura spezzettato nella sua stessa composizione.

A seguire accade che in determinati contesti (come nella frenesia scenico-teatrale della festa in casa di Flora) tale indicazione da seguirsi diventa esasperante e corra il rischio di restare una pia illusione nella prassi “oltre” la mirabile Accademia in quel di Ravenna.
Senza contare che bastano poche secondi e l’incalzare dell’azione aggiunga ulteriori necessità (secondo la lezione mutiana) di “segmentazioni” a fini espressivo-interpretativi.
Ciò (secondo lo Maesschtre) è comunque vero all’interno di frasi più lunghe, arie, dove egli indica (non senza banalità) necessario cogliere gli intimi significati del fraseggio discorsivo.
Perché-avverte il Nostro-il problema sta nell’opera italiana (ossia in lingua italiana), specie per questi cinesi, polacchi, lituani “eccetera eccetera” (come ama intercalare lui stesso), che sono digiuni e comunque (ovviamente) poco conoscitori delle pieghe e minuzie di una lingua “non” materna.

Quindi, per esempio

>>>Dell’invito trascorsa è già l’ora…
voi tardaste…
Giocammo da Flora…
e giocando quell’ore volar.
Flora, amici, la notte che resta
d’altre gioie qui fate brillar…
fra le tazze è più viva la festa…
E goder voi potrete?
Lo voglio;
al piacere m’affido, ed io soglio
col tal farmaco i mali sopir.
Sì, la vita s’addoppia al gioir.<<<

diviene un tormento degno della profondità della poesia/prosa wagneriana, ove certamente in quanto ad accenti sul singolo vocabolo e sul “fraseggio” possiamo star certi che di esempi e regole ve ne siano ad ogni angolo.

Per fortuna che l’opera lirica-storicamente-si serve essenzialmente di sole quattro lingue importanti: italiano, tedesco, russo e francese (la lingua inglese è poco usata e musicale e la spagnola ha poca letteratura). Quindi il direttore d’orchestra dovrebbe possedere in teoria, sempre secondo l’insegnamento del Muti, una piena totale padronanza di tali idiomi, ed i cantanti altrettanto.
Al vero quante volte abbiamo sentito un poniamo “Macbeth” (vedi Gardelli per dire) dove il coro delle streghe, dicono (accento a parte) in maniera del tutto incolore e persino ridicola e insignificante la parola, il verbo, la sequenza grammaticale?

Ne consegue che Karajan (il quale parlava e conosceva benino l’italiano) poteva tranquillamente scavare nel “Ring” ma-ci si chiede-Muti come se la vedrebbe con il “Boris”, anche se il repertorio tedesco lo ha affrontato? Non abbiamo-ammettiamo pure-le testimonianze di una Accademia giovanile sulle difficoltà dell’Anello o qualsiasi altra opera non italiana e in altra lingua.
Fortuna vuole poi che l’opera lirica non si scriva più da un pezzo con tutto quello che ciò significa.

E’ vero quanto avverte Muti ai suoi discepoli che si sentono “Traviate” tirate via non tanto e solo nella prassi strumentale e d’insieme, ma esattamente nel significato espressivo testuale e drammaturgico.
Tanto che-per lo Maesschtre-la festa da Flora è per nulla una frivolezza ed allegria di quella bella gente, ma un dramma pieno di lordura, già prima dello svolgimento della vicenda.
E’ tutto scritto in Verdi, dopotutto.

Ma siccome la qui presente nota ci è stata stimolata dal sempre più accattivante direttore, gliene siamo grati e attendiamo di ascoltare altre illuminazioni nelle otto ore di prova registrata ed ancora-augurandogli lunghissima vita-per altri titoli a venire.
Con lo Maesschtre, almeno, la noia non si corre o se ogni tanto spunta non è forse colpa sua: meglio un vecchio Muti che un/a giovane… (nome a piacere).

Date Nov 9, 2019