I politici e la musica

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Se è vero che-almeno in parte-i politici hanno la responsabilità (ed il dovere) di pensare alla cosa pubblica e dunque ai cittadini che loro rappresentano in un modo o nell’altro, dovranno essi provvedere pure alla loro educazione culturale, alla loro formazione scolastica e civile, a quelle pedagogiche iniziazioni necessarie, in continuità con altri agenti della stessa società (i nuclei familiari, le genti).
Nessun dubbio-tra noi, appassionati convinti-che la Musica abbia la sua importanza se non esclusiva, certo fondamentale.

Ma-come noto-l’uomo singolo, il “campione”, se non crede per primo, non potrà, non riuscirà, non sentirà il bisogno dell’impegno in tal senso: le colpe dei padri ricadono sui figli dopotutto e se il “genitore” non annette importanza ad una certa cosa, la escluderà da un background rivolto alla “costituzione” di un individuo completo.
E’ curioso che se vi si riflette un momento-senza voler fare un trattatello della questione-guardandosi non dico a ritroso al tempo dei Greci, ma giusto al secolo appena trascorso, parlando di “politici” interessati già in proprio alla Musica (e quindi ad “obbligarla” agli altri) vi siano figure-ahimè-sfortunate per usare un eufemismo.

I tre grandi dittatori del XX secolo furono sinceri appassionati-ciascuno nel proprio-all’arte del suoni e la proponevano e divulgavano, tra le altre “necessità”.
Mussolini, da bravo romagnolo se non altro, si arrangiava col violino, pretese che i suoi figlioli ricevessero una educazione musicale (lo ricordava in una intervista Edda), fu amico di Toscanini e-sia ben chiaro-suo estimatore anche quando lo faceva pedinare e mettere sotto controllo e tutto il resto. Certo, come uomo poteva detestarlo ormai, deluso forse, ma obbligato a riconoscere che il di lui Beethoven delle sinfonie e dei concerti, fosse espressione (italica, ovviamente) di magistero altissimo.

Non parliamo di Hitler che aveva una fornitissima discoteca nel suo bunker, miracolosamente salvatasi e passata da Russi agli Americani, ovviamente della sua devozione alla famiglia Wagner, delle sue sia pur lagnose dissertazioni pubbliche sull’opera del medesimo (proposte dalla stampa come miracoli di sapienza critica), della sua co-regia ad un “Rienzi” in terra tedesca, della sua inclinazione verso compositori russi ed ebrei.

Il lupo Stalin piangeva ascoltando Mozart e accendeva l’apparecchio per ascoltare i concerti in diretta diffusi per lui ed il popolo sulle onde della radio (e si faceva inviare i nastri dei preferiti: quando-una volta-il concerto-per errore-non venne registrato una certa sera-i responsabili dovettero-ad evitarsi la Siberia-richiamare nella notte orchestra e solisti per rifare ed incidere il tutto da mandare il mattino dopo al compagno Stalin).

Von Bismarck del resto aveva una conoscenza della “Carmen” da sfidare il più agguerrito musicologo coevo.
Ed “oggi”?

Sua Santità Paolo VI la sera tarda, ascoltava qualche disco delle sinfonie beethoveniane, mentre Benedetto XVI oltre a saper suonare, ha gusti e conoscenze da bravo acculturato d’oltralpe.
Papa Francesco-purtroppo-ha snobbato-come noto-un concerto a lui dedicato con tanto di Nona di Beethoven, facendo arrabbiare non poco Quirino Principe, che ha quasi imprecato.

Ma-più propriamente-i politici odierni? Tremonti si chiedeva per cosa fosse necessario fare ogni anno sempre “La traviata” ché in fondo era sempre la stessa storia di quella là, e il “gobbo” pure, mica guariva.
Non c’erano soldi per simili faccende, nella povera Italia.
Ma anche Matteo Renzi non ha mai nascosto di essere totalmente insensibile alla musica colta delegando alla sua dolce metà i doveri, se non altro di rappresentanza. Purtuttavia si è adoperato per la costruzione del nuovo teatro del Maggio, con tanto di discorsetto alla terza inaugurazione della medesima sala, tra il gelo assoluto di tutto il pubblico, che non applaudì manco per sbaglio.

Ci resta il sindaco violinista di Firenze, che ha da poco iniziato il suo quarantacinquesimo anno di vita e che se meglio non suoni lo strumento in cui è effettivamente diplomato, ha ora da curare gli esiti della tosto iniziata cura Pereira.
Dimenticavamo: il Presidente Berlusconi, che sùbito uscito dall’ultimo ricovero, ha voluto fiondarsi a vedere il “Monza”, non certo l’ultima recita di “Die ägyptische Helena”: che disdetta, era appena finita la serie di rappresentazioni!

Date Nov 25, 2019