Turandot di Puccini: un’opera [in]compiuta (?)

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Nel 1990-quindi molto prima che Berio iniziasse a lavorare attorno al proprio [1998] completamento della “Turandot” pucciniana, in prospettiva della imminente scadenza dei diritti di Casa Ricordi (2003)-a parte ogni altra tentata operazione [*] o affanno sui famosi fogli sparsi-la studiosa Janet Maguire (Chicago 1927), residente a Venezia, relazionò attorno il suo lavoro lungo dodici anni (1976-1988) riguardo al duetto finale e la conclusione dell’opera.

In un dettagliato articolo pubblicato su "The Musical Quarterly", volume 74, n.3, 1990, la musicologa non ha avuti timori nell’esprimersi sulla totale possibilità pratica odierna di completamento autonomo solo sul materiale superstite, anzi-in sostanza-dicendo che bastasse ed avanzasse.

Perché tale operazione non sia sfociata in una pubblicazione adottata/adottabile, può essere in buona misura ricondotto ai singolari atti posti in essere nel tempo (all’epoca, e poi con Berio appunto) per salvaguardare i propri interessi economici, seguendo ora i voleri toscaniniani “pro-Alfano 1” ed immediatamente (sempre Arturo docet) al cassare quel finale per l’ “Alfano 2”. La vicenda beriana è l’ultimo tassello in ordine di tempo. Questo finale “moderno” non sarà mai adottato su larga scala, checché se ne diano affanno i sostenitori.

Non è possibile qui riportare le minuzie della Maguire, che riguardano sì quei quindici minuti di musica, ma per l’esattezza tutta la vocalità lì espressa coi legami all’intera struttura dell’opera capolavoro di Puccini, però almeno è interessante riprodurre le parole della musicologa alla conclusione del suo contributo esplicativo suddetto:

>>>Secondo Teodoro Celli, c’erano altre pagine lasciate da Puccini con indicazioni, sia musicali che verbali, ai margini del libretto, ma queste pagine sono andate perdute. Senza dubbio erano indicazioni per i pezzi dell’aria di Turandot e per il coro finale mancante nelle trentasei pagine del manoscritto che abbiamo a disposizione. Nonostante questa perdita, dagli schizzi a nostra disposizione emerge chiaramente che Puccini ha scritto quasi tutta la musica per il duetto finale e la conclusione dell’opera, in toto o in forma abbreviata, e che aveva in mente l’intero finale nella sua mente. Se abbiamo pazienza e una convinzione inviolabile nel genio del compositore, la conclusione di “Turandot” può essere compresa e realizzata. Renè Leibowitz descrisse Puccini come uno dei compositori più “radicali” del nostro secolo e aggiunse che “Turandot” indica la strada verso l’opera del futuro. Se questo è vero, per noi oggi è imperativo comprendere il lavoro di Puccini.<<<

Siamo in un’epoca di filologia furente, di edizioni critiche a tutta birra, alla presentazione di peregrine versioni originali, della "prima" e di quella versione che manco l’autore ha scritto nella realtà. I musicomani-benché loro la musica-tecnicamente-non la sappiano di solito destreggiare in proprio-si affannano con i giudizi ed i commenti pseudo critico letterari da terza liceo, non più. La musicologia è altro ovviamente e va lasciata a chi possiede gli strumenti (non però certi signori, tipo i Proff. Bianchini & Trombetta; le lauree non bastano ad autorizzare).
E del resto una bellissima edizione tradizionale val più di ammattimenti su improbabili ed opinabili soluzioni alternative. Anche se le indicazioni-in questo caso-di Janet Maguire verosimilmente sembrano essere l’uovo di Colombo.

[*] Roberto De Simone (2008?), Hao Weiya (2008)

>In appendice un estratto dalla conferenza di De Simone a Bologna, nel 2012; musicista che peraltro non riuscì a produrre il suo finale per ostilità di Casa Ricordi. Vedi: [**] (durata 1′:34”)

[**] ricerca.repubblica.it/repubblica/archivi…

www.youtube.com/watch

Date Dec 25, 2019