L'allestimento storico per una versione inedita

Boris Godunov in una sintesi di edizioni rivisitata dal maestro Anissimov, al Teatro Verdi di Trieste fino al 15 febbraio

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Created by Dejan Bozovic · Review

“Adoro il Boris Godunov e contemporaneamente lo odio. Lo adoro per la sua originalità, potenza, fermezza, indipendenza e bellezza. Lo odio per le sue imperfezioni, la ruvidezza della sua armonia e le incoerenze della musica.” Si espresse così Rimski-Korsakov sull'unica opera compiuta dell'amico Modest Musorgskij, posizionandosi così a metà strada tra l'ammirazione totale e alquanto spinta di Cesar Cui e il disprezzo assoluto di Čajkovskij, e riassumendo i sentimenti che tuttora questo lavoro genera nella maggior parte degli amanti della lirica. Lo stesso Musorgskij dovette rimaneggiarlo più volte tra il 1868 ed il 1874, ed in seguito fu revisionato da Korsakov che ne propose ben due riletture, e da Shostakovich.
Un'ampia scelta di edizioni, quindi, per chi decide di mettere il Godunov in scena. Il Teatro Verdi opta, invece, per “la produzione basata sulle scelte effettuate in accordo con il maestro Alexander Anissimov di muoversi lungo la strada tracciata dalla tradizione dell’edizione Lamm – Asafev (1928), e abitualmente utilizzata nel mondo teatrale russo, tenendo conto di alcune prassi esecutive e, non secondariamente, della popolarissima versione nell’orchestrazione di Rimskij Korsakov, in modo da raggiungere la sintesi che darà luogo alla rappresentazione triestina”, come riporta il programma di sala. In un certo senso è possibile allora parlare di un'edizione 2020, la quale, tuttavia, arriva nelle vesti storiche create dal regista Yurii Victorovych Chaika (con la ripresa della regia effettuata da Victoria Chernova) e dallo scenografo e costumista Anatoly Arefev, ed approdate nel capoluogo giuliano grazie alla realizzazione e cura del Dnepropetrovsk Academic Opera and Ballet Theatre di Dnipro in Ucraina. Per quanto globalmente apprezzabili, sia la revisione di Anissimov - in cui, per esempio, si sacrifica molto del riuscito quadro polacco ma si risparmia l'inutile aria dell'Ostessa -, sia l'allestimento - basato sulle buone soluzioni per le masse corali e sul genuino e per lo più filologico splendore dei costumi mentre le scenografie, le luci e le parrucche a volte rasentano l'ingenuità, per usare un eufemismo -, trovano i pro ed i contro. Quello che, invece, convince senza grandi riserve è il versante musicale.
Sin dalle prime battute orchestrali, il gesto di Anissimov conquista l'orchestra ed il pubblico. Sicuro, preciso, ponderato, empaticamente legato alla partitura, il direttore russo ne è un egregio esegeta di grande respiro, monumentale, intimistico oppure drammatico secondo le esigenze intrinseche del pentagramma, scrupoloso nelle sfumature e capace di estrapolare esaurientemente il carattere di ogni scena, un impegno arduo considerata la scrittura sbalestrata di Musorgskij. L'organico risponde con squisita attenzione ad ogni cenno dal podio, puntuale e sensibile, ed un verace stimmung slavo si instaura ancor prima che esordiscano insieme i cori del Teatro Verdi e dell'Opera di Dnipro ottimamente preparati da Francesca Tosi, possenti, sinceramente coinvolti, bravissimi nel delineare vocalmente e scenicamente i tormenti del popolo, uno dei protagonisti assoluti dell'opera.
Altrettanto suggestive sono le prestazione degli altri interpreti principali, cominciando da Taras Shtonda che affronta il ruolo titolare con accurato senso di misura, imponente ma non tuonante, proiettato più verso lo sgomento intimo di un assassino che sui tratti riguardanti il suo potere assoluto, toccante nel dialogo con Feodor, particolarmente intenso nel finale. Le pregevoli competenze vocali di Vladyslav Goray, nei panni dell'Impostore Grigorij, e di Kateryna Tsimbaliuk, in quelli di Marina, ci regalano alcuni tra i momenti di maggior impatto nell'arco della serata, arricchita dall'opportunamente grave e giudiziosa spiritualità di Pimen, perfettamente incarnato da Oleksii Strizhak. Sottotono il Šujskij di Eduard Srebnytski e l'ostessa di Anna Evtekhova, mentre si fa apprezzare il resto del cast.

Date 2020