I critici e i forumisti al tempo del Coronavirus

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Intercalava una canzonetta (Vanoni, “Sono triste”, 1966) “non c’è niente da ridere”.
Di questi tempi-effettivamente-poco, malgrado i balconi azzurri o tricolori, ogni giorno procedendo.
Eppure le battute, i post, i video, le vignette, le arguzie corrono sui Social come e quanto il Virus famigerato che-poverino-in fondo fa il suo mestiere, non diversamente da tanti suoi colleghi.
Siamo in guerra-è stato persin detto-con tutto ciò che tale espressione significa. E se dunque siamo in tale stato, si può (o si deve anche?) continuare a ridere? Ricordate il famoso film di Billy Wilder “Stalag 17”? Una strepitosa commedia in un tempo e luogo ben lontani dall’allegria e sorriso. Pure…

Così su Whatsapp è corso (come più composte riflessioni su quotidiani) un messaggio ironico che vede finalmente raggiunto per paradosso, grazie alla segregazione forzata e misure forti generali, il mondo ideale: risolto il problema del traffico, dell’inquinamento, ludopatia, spreco di cibo. Miglioramenti sensibili anche sul fronte dell’evasione fiscale e della tracciabilità dei pagamenti (per giustificare le uscite di casa).
Abbiamo incentivato la digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica, dato forte impulso all’e-commerce, lanciato lo smart working e l’e-learning.

Abbiamo finalmente dato al calcio l’importanza che merita, aumentato la lettura dei libri e dei giornali, la visione dei film, riscoperto il piacere della sana cucina casalinga e del giardinaggio, ci siamo rivelati amanti dell’attività fisica e dell’aria aperta (sia pure con adeguamenti); siamo (dice il Social) diventati più solidali, più socievoli e desiderosi di interagire con il prossimo (malgrado qualche telefonata in più ai centri di soccorso da parte di mogli menate da mariti che mal sopportano la convivenza imposta).
Abbiamo responsabilizzato i cittadini all’osservanza delle norme e a non voltarsi dall’altra parte se vedono qualcuno che fa il furbo, abbiamo imparato a fare la fila in modo ordinato e a lavarci le mani.

Passiamo molto più tempo con i nostri figli e i nostri partner, forse entro un anno avremo pure risolto il problema demografico (pochi nati: vedremo tra 9 mesi, molti Scorpioni, Sagittari e Capricorno…).
Abbiamo riabilitato gli scienziati e le competenze, spazzato via no-vax e complottisti vari, abbiamo disintossicato le trasmissioni di informazione dalle inutili liti da salotto dei politici.
Furti, rapine e altri delitti ridotti all’osso, traffico e spaccio di droga che hanno subito un tracollo.

Alberto Mattioli su “La Stampa” di ieri, ha tessuto l’elogio del “single” al tempo del Coronavirus o meglio ha meditato su come sia dura la faccenda per chi vive questa situazione: “L’autoreclusione è difficile per tutti, ma per chi vive da solo può esserlo di più: la tecnologia non può sostituire il contatto umano”.

E dunque gli aspetti positivi paralleli a quelli negativi dati dall’emergenza (Mattioli si chiede-come tanti-se vi sarà un “dopo-emergenza”) nel luogo qui frequentato da melomani e critici di varia statura, fanno emergere la domanda assillante non tanto su cosa le due categorie suddette facciano, ascoltino, vedano in streaming per ottimizzare le loro giornate in prigione (una prova nuova per molti di noi), ma piuttosto di come essi sopravvivano in assenza del nuovo, dell’ambiente a loro essenziale, del loggione dove sfogare gli istinti più o meno alti della passione musicale.

Così sui Social, nei Forum, e parrebbe che persino le riviste patinate avranno problemi in mancanza di carne fresca, salvo mantenersi di non pochi “déja-vu” visto che i Festival-statene certi-saranno annullati e i teatri non riapriranno. Che barba che noia. E’ vero che un grande critico, un “chroniqueur” del livello di D’Amico, non avrebbe avuto problemi a trovare di e su cosa scrivere pure in regime di dieta. Ma oggi e qui?

Però potrebbe tutto ciò rivelarsi un imprevedibile stato migliorativo, senza le lagne diffuse e piene di prosopopea di taluni, e delle dodicimila battute di recensione standard che spesso si usano; giusto qualche di tanto in tanto riflessione cauta e più in generale sugli aspetti della materia musicale, che comunque continuano ad essere possibili, come evidentemente prosegue a vivere l’arte e dunque la musica. In tal senso, lunga vita al Virus!

Quanto ai forumisti, dislocati a nord, sud, est ed ovest del Paese nostro, potrebbero comunicarci tipiche ricette (visto che mangiar-a casa-pur bisogna) dei loro luoghi. Dal nord la casoeûla o il fegato alla veneziana, scendendo la ginestrata del Chianti, i carciofi alla romana, fregula cun còciula o il casatiello napoletano, sino all’autentica pasta alla Norma (per sua regola). Anzi sarebbe “a pasta cu sucu di mulinciani” apprendo.

Se poi, come Mattioli (sembra) o il sottoscritto non sapete arrangiarvi, mandate anziché la lista dei dischi che state ascoltando, l’elenco di interessanti piatti pronti surgelati o scatolame da provare.
Al tempo del Coronavirus, questo ed altro.

www.youtube.com/watch

Date Apr 25, 2020