Claude Debussy, Tre Notturni per Orchestra

"Esistono, quindi devono essere da noi classificati. Dove? Nella fantasia, non vedo altro posto."

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Created by Fabio Rizzi · Review

I "Trois Nocturnes pour Orchestre", composti nel 1899, costituiscono il primo grande trittico orchestrale di Claude Debussy.  Su di essi l'autore scrisse il seguente testo di presentazione: "Il titolo Nocturnes vuole assumere qui un significato più generale e soprattutto più decorativo.  Non si tratta dunque della forma abituale del notturno, ma di tutto ciò che la parola contiene di impressioni e di luci particolari. Nuages: è l'aspetto immutabile del cielo con la lenta e malinconica processione delle nuvole, che termina in una grigia agonia dolcemente tinta di bianco. Fetes: è il movimento, il ritmo danzante dell'atmosfera con bagliori di luce improvvisa, e anche l'episodio di un corteo (visione abbagliante e chimerica) che passa attraverso la festa e vi si confonde; ma il fondo rimane, ostinato, ed e sempre la festa con la sua mescolanza di musica, di polvere luminosa, che partecipa ad un ritmo totale. Sirènes: è il mare e il suo ritmo innumerevole, poi, tra le onde argentate di luna, si ode, ride e passa il canto misterioso delle sirene". Quando furono presentati a Parigi il 27 Ottobre 1901, il critico del "Courier Musícal" Jean d'Udine, autore tra l'altro di alcune ricerche sui rapporti tra suoni e colori ("La correlation des sons et des couleurs en art" del 1897 e "L'orchestration des couleurs" del 1903), scrisse nel suo articolo: "Non si potrebbe immaginare una sinfonia più sottilmente impressionista.  Fatta tutta di macchie sonore, essa non si iscrive nella sinuosità di curve melodiche definite, ma i suoi concatenamenti di timbri - la sua armonia, direbbero i pittori - le conservano pur sempre una sorta di omogeneità, rigorosissima, che sostituisce la linea con la bellezza altrettanto plastica di sonorità distribuite sapientemente e sostenute logicamente...... E' importante sottolineare che i vari momenti che caratterizzano questo trittico orchestrale si sottraggono ad ogni forma scolastica e a qualsiasi riferimento letterario per trovare il loro regno più congeniale in una dimensione fantastica al di fuori del tempo e dello spazio.  Vincent d'Indy (1851-1931), allievo alla classe di composizione di Cèsar A. Franck e direttore della Schola Cantorum, cercò di trovare una formula per definire i tre notturni debussiani, constatando appunto che in essi non vi sono corrispondenze con i procedimenti tradizionali.  Scrisse in una lettera: "Sonata.  Nemmeno per sogno ... ) Suite…  Meno che mai.  Poema sinfonico.  Malgrado i titoli Nuages, Fétes, Sirènes, (...) denominazioni molto vaghe, nessun programma letterario, nessuna spiegazione d'ordine drammatico viene ad autorizzare gli scarti di tonalità e le escursioni tematiche, piacevoli ma non coordinate, di questi tre pezzi. Esistono, quindi devono essere da noi classificati.  Dove?  Nella fantasia, non vedo altro posto." In Nuages possiamo veramente constatare la trasformazione visiva dei valori timbrici nonché la perfetta corrispondenza tra divenire musicale ed evento naturale; quell'incessante sovrapporsi di armonie e timbri dove è quasi impossibile individuare dove finisce un agglomerato sonoro e dove ne incomincia un altro, è esattamente il lento movimento delle nuvole ancora visibili nonostante il sopraggiungere dell'oscurità.  Il pezzo si apre con una prima idea espressa dai fagotti e dai clarinetti in si bemolle , quindi ecco il corno inglese che delinea un altro importante elemento tematico sopra una leggera e notturna brezza d'estate determinata acusticamente da quegli accordi ai violini e soprattutto dal trillo PPP del timpano che si protrae per quattro misure.  Il tema dei clarinetti e dei fagotti viene riesposto dagli archi- l'idea musicale del corno inglese continua a ricomparire sempre identica a se stessa.  Archi e fiati continuano, quasi per inerzia, nella loro incessante opera di trasformazione timbrica, armonica e dinamica per giungere ad un disegno melodico discendente marcato F, carico di notturno e voluttuoso mistero, che, a sua volta si confonderà con una nuova, breve sezione.  Ricompare il corno inglese con la sua inconfondibile terzina in contrattempo, questa volta su un delicato pizzicato degli archi .  La sezione centrale del brano, segnata "Un peu anime", e caratterizzata da una nuova frase esposta dal flauto e dall'arpa all'unisono contro un intervento degli archi. Gli elementi fin qui presentati passano attraverso una molteplicità di configurazioni timbrico-coloristiche, per riapparire sempre più frammentati e disgregati, proprio come notturni ammassi nuvolosi che si sfilacciano all'orizzonte.  Si osserva altresì la totale assenza di procedimenti discorsivi che portino il materiale motivico, anche solo dal punto di vista dinamico ed espressivo, a un determinato punto d'arrivo.  Il componimento termina con una breve riesposizione del tema del flauto seguito dai corni con sordina sopra delicatissimi pizzicati degli archi e appena percepibili tremoli al timpano; uno spaccato di un processo senza fine.  Nuages è un vero e proprio capolavoro di orchestrazione.  Gli sfolgoranti ottoni nonché le imponenti sonorità Wagneriane e Straussiane sono del tutto assenti; è un brano tipicamente debussiano che predilige sonorità attutite, misteriose e notturne, che considera il silenzio (o quasi ... ) il vero regno della loro espressione. Il secondo brano dei Notturni, Fètes, presenta una forma tripartita chiaramente delineata e intende evocare una moltitudine di ombre, colori e lampi di luce nell'oscurità; una festa animata da fuochi d'artificio, fiaccolate, danze.  In questo pezzo e fortemente caratterizzante la ripartizione della formazione orchestrale ai fini di ottenere particolari effetti di prospettiva dinamica identificabili in una concretizzazione quasi tridimensionale dei piani sonori; si pensi ad esempio alla sezione centrale dominata dal tema di fanfara delineato dapprima dalle trombe con sordina. Le battute introduttive, in 4/4, si aprono con i violini utilizzati con la funzione di stabilizzazione della configurazione ritmica di base (in terzine) sulla quale prende vita, sempre su terzine, una prima idea tematica (farandola) affidata al corno inglese e ai clarinetti sulla quale intervengono le due trombe con squillanti ottavi (quindi in contrasto ritmico rispetto all'andamento delle opposte estremità strumentali, ossia violini e corno inglese clarinetti in si bemolle ).  Il ritmo passa quindi ai violoncelli e ai contrabbassi per giungere ad un primo climax su trombe, tromboni e trillo al timpano.  Dopo una misura in sonorità P con il solo sussurro del timpano, ecco apparire un brillante glissando alle due arpe che ristabilisce il primario assetto ritmico, questa volta affidato a corno inglese, clarinetti e fagotti. Il tema di farandola viene nuovamente ripetuto e convogliato in numerosi cambiamenti di armonia, ritmicamente in continua oscillazione tra 15/8 e 9/8. Nuovi frammenti motivici fanno la loro comparsa, nella sempre più incalzante trasformazione di metri e timbri.  Un nuovo elemento tematico viene esposto dapprima da flauti, oboe, corno, inglese e clarinetto  per venire successivamente ripresentato dagli archi.  Ma quando la festa sembra essere giunta al suo punto culminante, ecco che tutto si arresta ... "e qualcosa di molto solenne si prepara".  Il tempo muta radicalmente, si trasforma in 2/4 e, in sonorità PPP, gli ottavi del timpano e i pizzicati dei violoncelli, dei contrabbassi e delle arpe preannunciano l' arrivo di un tema di fanfara nelle trombe con sordina.  Questo tema sembra avvicinarsi sempre di più proprio come un immaginario corteo che avevamo poc'anzi udito da molto lontano.  Lo stesso viene ripetuto da flauti, oboe, corno inglese, clarinetti e fagotti, in alternanza ai corni.  La distribuzione delle parti e dei vari piani prospettici, dinamici e strumentali è decisamente al punto massimo della sua espressione.  Il tema iniziale di farandola, ora nei violini e nei violoncelli, si sovrappone al tema di fanfara; viene introdotto persino lo snare drum che scandisce ulteriormente questo universale ritmo di marcia senza fine.  La terza sezione del componimento vede nuovamente l'assetto ritmico introduttivo e il tema di farandola, si che possiamo facilmente considerare il brano stesso secondo la formula ABA1.  Nuove e brevissime cellule tematiche e motivi vagamente riconoscibili convergono, in questa terza parte, in una moltitudine di forme e atmosfere.  La densità orchestrale progressivamente si dissolve; si continua a percepire in lontananza i "drags" del tamburo militare.  Prende quindi vita una breve coda in 3/4 caratterizzata da una semplicissima cellula musicale che passa rapidamente da uno strumento all'altro; ricompare lo snare drum seguito da lontane acciaccature alle trombe con sordina, nelle quali possiamo udire echi della festa ormai molto distante. Sirènes è l'impalpabile ed evanescente canto delle sirene che si diffonde in un argentato e vaporoso paesaggio marino rischiarato dalla luce lunare.  Un canto che evoca misteriose lontananze, civiltà remote, l'infinito.  In questo movimento Debussy introduce nell'organico strumentale un coro di voci femminili che modellano semplici vocalizzi senza pronunciare parola alcuna.  Un tentativo in tal senso era già stato intrapreso dal musicista in "Príntemps", suite in due parti probabilmente ispirata alla "Primavera" del Botticelli.  Di questa composizione Debussy produsse in seguito una rielaborazione orchestrale senza cori.  La partitura originale della Suite è purtroppo andata perduta. A proposito di Sirènes, S. Jarocinski osserva: Debussy compensa talvolta il doloroso sentimento della solitudine assoluta di fronte alla morte con la nostalgia dell'infinito che nasce nel suo spirito quando pensa all'immensità del mare.  Questo sembra esprimere, nel terzo Nocturne, l'oceano, simbolo della madre primordiale, verso cui l'uomo torna alla fine della sua vita terrena, e che talvolta, al chiaro di luna, chiama con la voce delle sirene i suoi figli prodighi dispersi per il mondo."


 

Date Mar 29, 2012