Federicea

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Created by Giorgia Panasci · Cd

Federicea è un progetto musico culturale destinato a promuovere la storia della Sicilia di Federico II, attraverso la narrazione di poesie e musiche , scritte dal Maestro Mario Modestini ed eseguite da eccellenti musicisti Siciliani.

Federicea è una pièce che fa parte assieme a “ I Giardini dell’Ozio” e a “ L’ultimo Faraone” di una trilogia dedicata a Federico II, su nuànces poetiche (nel recitativo) dello scrittore-saggista Benito Li Vigni. A differenza dei precedenti lavori (I giardini dell’Ozio rappresentata al festival di Castel del Monte ad Andria, luogo Federiceo) e l’Ultimo Faraone (già rappresentato nella Cattedrale di Colonia e quasi sicuramente a Sydney), lavori molto corposi con impiego di numerosi elementi, Federicea è una suite minimale per siti particolari e intimi ( come detto sopra, cattedrali, teatri da camera, Chiese, Bagli, Biblioteche, Atri di palazzi nobiliari etc…).

L’organico è formato da tre elementi: Arpa: Giorgia Panasci, Violoncello: Wanda Modestini Flauto dolce: Maurizio Maiorana il quale essendo tra l’altro un valente e molto noto “cuntista”, si esibirà anche nel canto e nel recitativo.

La nota che dà rilievo e originalità all’opera sono i testi delle cantate, scritte dai lirici arabi di Sicilia (Ibn Hamdis, Alì Al-Billanùbì, Abù Al-Qàsim ‘ Abd Al-Rahmàn), contemplati dal Grande Svevo, nonché i bei cantori della scuola poetica siciliana: Jacopo da Lentini e Ciullo d’Alcamo.

Federico II, detto Stupor Mundi, riunì attorno alla sua corte, un cospicuo numero di artisti e scienziati, che uniti alle maestranze più raffinate e avanzate del tempo, gli permisero di passare alla storia come uno degli imperatori più illuminati di ogni epoca, tanto che anche i suoi detrattori siano essi suoi contemporanei o storici moderni, gli riconoscono comunque delle grandi qualità intellettuali e strategiche.

Grazie alla sua infanzia trascorsa, a causa del più completo abbandono da parte della famiglia (suo padre mori giovanissimo nel 1197 e la madre nel 1198) e del Papato, nelle strade di Palermo ove si mescolavano le culture cristiane, ebraiche, musulmane, dove si incrociavano etnie diversissime, dove si parlavano diverse lingue, il giovanissimo Federico apprese la durezza ma anche la ricchezza di un mondo variegato che solo Palermo poteva offrire a quel tempo.

Solamente ai dodici anni di età, ebbe nuovamente l’appoggio del Papa e il riconoscimento del suo status di Re legittimo che gli spettava per ereditarietà.

Seppe riconciliare gli animi e sedare quella sorta di disordinata anarchia decennale imperante nell’isola tenendo a bada sia i baroni normanni che lo osteggiavano, il Papa Innocenzo IV che lo odiava (lo chiamò anticristo!), che le minoranze musulmane che scalpitavano per riottenere poteri oramai sfumati da tempi lontani.

Riconquistò Gerusalemme senza guerreggiare, ma trattando con i musulmani, si prodigò affinché regnasse in Sicilia un lungo periodo di pace, riuscendo a riconciliarsi col Vaticano e che produsse il risveglio culturale che tutti conosciamo, tutelando la comunità autonoma islamica di Lucera, costruendo Castelli in Puglia suo luogo d’adozione (Castel del Monte, d’Oria, di Bari, Gioia del Colle, cattedrale di Altamura), allevò gli struzzi alla cui schiusa delle uova assisteva personalmente, animali acquatici e purosangue berberi, scrisse “De arte venandi” esauriente manuale di caccia col falcone, e fece scrivere all’amico Giordano Ruffo un importante trattato di veterinaria di cui lui stesso dettò importanti capitoli.

Incentivò lo studio della medicina presso l’Università di Salerno nella quale introdusse per primo, la pratica del sezionamento di un cadavere e l’uso della narcosi, riformò il sistema sanitario dando diritto di cura gratuita anche ai poveri.

Si occupò delle sistemazione delle discariche e delle vasche di decantazione della produzione delle fibre vegetali che ai tempi ammorbavano l’aria intuendo probabilmente che l’origine delle pestilenze aveva a che fare con la mancanza d’igiene.

Si occupò personalmente di ogni sorta di decisione inerente la vita dello stato e dei suoi sudditi. Certamente fu un decisionista e un accentratore del potere su di sé, ma lo fece in maniera illuminata.

Le sue decisioni, anche le più truculente non riuscirono e non riescono tuttora a scalfire quell’aura luminosa e quel fascino che ancora oggi il nostro antico Imperatore esercita sui suoi cittadini a più di sette secoli di distanza dalla sua improvvisa dipartita.

Label Panastudio Productions · Year 2011