Fairy Tales

Schumann, Mariani, Debussy

Details

Created by Maria Gabriella Mariani · Cd

Fairy Tales”, Da Vinci Classics 2019
davinci-edition.com/product/c00162/

di Maria Gabriella Mariani

Quando descrissi questo progetto al mio editore lui mi propose subito il titolo Fairy Tales. Ho accettato di buon grado, nonostante sia poco incline alle titolazioni straniere, soprattutto da quando, circa dieci anni fa, in occasione della prima pubblicazione di miei brani, Presenze, ad alcuni non piacque il ricorso alla lingua inglese nei titoli dei brani. Fiabe, racconti, racconti fantastici, pezzi fantastici – e ogni riferimento è davvero casuale – sono di fatto l’assunto di questo lavoro, in cui la scelta dei pezzi non è solo di carattere tematico ma direi poetico. Il mondo dell’infanzia è come un rifugio, o anche un traguardo, almeno per quel che mi riguarda. La dimensione estatica e fantastica, come forse la intendeva anche Schumann, non è un ambito ristretto esclusivamente ai bambini e comunque il mio intendimento è quello di recuperarla in età adulta e conferirle consapevolezza. E se è vero che i bambini sono davvero i detentori di un potere magico, quello di provare stupore, il mio percorso diventa allora un processo a ritroso, alla ricerca di quell’incanto, ma di un incanto filtrato attraverso una visuale inevitabilmente diversa rispetto a quella infantile: diversa e, per certi aspetti, mitica.
In tal senso, leggendo gli spunti e le fonti di ispirazione che avevano animato l’Opera 15, ritengo di essere abbastanza vicina agli intendimenti dell’Autore: nelle Kinderszenen Schumann non si limita ad una descrizione in musica della sua famiglia, che, tra l’altro, nel 1838 non ancora aveva. Azzardo a dire che non avrebbe creato uno spaccato della sua vita domestica anche se ne avesse già avuta una. Le Scene d’infanzia sono un’evocazione più che una descrizione, in cui le immagini che vengono suggerite dai dodici titoli diventano parte di un più ampio immaginario romantico in cui l’infanzia coincide con un’età aurorale, o se vogliamo, con un mondo ideale.
Molto più realistico appare l’approccio di Debussy, che infatti ha dedicato il suo Children’s Corner alla sua Chouchou. Più realistico perché effettivamente vissuto: molte delle composizioni rinviano ad atmosfere reali, o si riferiscono ad oggetti realmente posseduti dalla figlia, e l’ultima riporta e traduce in chiave del tutto personale la moda del cake-walk, danza molto in voga a Parigi nei primi del ‘900.
L’idea di inserire quest’opera pianistica fin troppo suonata in questo percorso è stata suffragata dalla voglia di rappresentare un caleidoscopio di approcci e di riferimenti, da quelli più spiccatamente intimi e umani a quelli più ironici, perché ad ognuno di questi mi sono ispirata nel comporre la mia Kinderliana.
Nel mio caso si tratta di un’opera al contempo musicale e narrativa, in cui entrambe le chiavi di lettura risultano indissolubilmente legate e collegate. Anch’io, come Schumann, ho provato il desiderio di entrare in un mondo in cui pensiero e fantasia potessero convivere; inoltre la mia composizione è nata in contemporanea ad una raccolta di racconti i cui titoli sono i medesimi dei brani musicali, esclusi l’Introduzione, Memento e la Conclusione. Il che significa che dietro ogni brano c’è un racconto, per cui, più che di scene, direi che si tratti di tanti personaggi, ciascuno protagonista della sua storia: la ballerina, il cavaliere, la bambola animata, il pappagallo. Ho immaginato una sorta di palcoscenico in cui tanti personaggi, maschere, alla maniera di Schumann, portano la loro storia all’attenzione del pubblico. Questo assunto si è concretizzato anche in occasione di una sceneggiatura dell’opera Kinderliana a cui ho lavorato per una performance in cui giovani attori sono i protagonisti dei racconti e si alternano all’esecuzione musicale dei rispettivi brani al pianoforte. La Kinderliana si apre con le storie più fantastiche e poi si va arricchendo di contenuti sempre più drammatici e umani. In un primo momento ho avuto qualche perplessità in merito, perché mi accorgevo che l’elemento drammatico stava prendendo piede su quello più giocoso ed ineffabile. Ma poi ho pensato che anche le fiabe, come le protagoniste dei racconti, Dora e Lucia, crescono, e, soprattutto, che dietro ogni favola talvolta si nascondono le verità più strazianti e inspiegabili. Sia la raccolta narrativa, sia quella musicale non si rivolgono solo ad un pubblico di bambini, anzi: il loro messaggio ha varie chiavi di lettura e può essere inteso anche da un adulto che ha recuperato lo sguardo innocente di un bambino ed è riuscito a trasformare le umane tragedie in una sorta di catarsi surreale. L’elemento fantastico non risiede solo negli incantesimi delle fate, ma piuttosto nella magia che l’animo umano riesce a compiere tutte le volte in cui tutti noi, piccoli o grandi, siamo ancora capaci di commuoverci e di lasciarci ispirare da delle fairy tales.
Queste considerazioni non vogliono essere un’analisi tecnico-stilistica delle composizioni presentate: non ritengo che sia necessario presentare o commentare l’Opera 15 di Schumann e l’antologia di Debussy. Inoltre non mi è facile parlare delle mie composizioni. Ho pensato invece di motivare la mia scelta immaginando una mega tale, in cui tutti i personaggi, da quelli veri a quelli presunti, da Chouchou a Dora e Lucia, dal bambino che vuol essere accontentato a quello che non vuole dormire, dal cavaliere d’argilla a quello sul cavallo a dondolo, e ancora la ballerina, il piccolo Alin, tutti potessero avere il loro pezzo di storia da raccontare sul palcoscenico della vita. Il pubblico, comodamente seduto in poltrona, può identificarsi ora nell’uno ora nell’altro, magari ripensando alla sua infanzia o riflettendo sui tanti mali della vita che solo una fiaba sa sublimare in modo meravigliosamente inquietante.


“Fairy Tales”, Da Vinci Classics 2019
davinci-edition.com/product/c00162/

Notes by Maria Gabriella Mariani

When I described this project to my publisher, he immediately proposed the title Fairy Tales. I accepted willingly, although I’m not particularly fond of titles in foreign languages, especially since ten years ago, when I presented my first work, Presences, some criticized the choice of English titles.
Stories, fairy tales, “fantasy pieces” - as Schumann would have put it- are in fact the red thread of this Album, in which the compositions were chosen not merely for their use of similar extra-musical subjects, but instead due to their poetic consistency.
The world of children is like a shelter, or even a way of living to be attained, at least for me.
As possibly Schumann viewed it, this enchanted and fantastic dimension an exclusive domain of children: indeed my intention is to recover it as an adult and bestow it with awareness.
If it is true that children really behold the power to be amazed, my path must turn towards the past, in quest of wonder: a wonder seen through lenses which unavoidably differ from those of childhood, different, and, in certain aspects, mythical.

Reading about the ideas and sources of inspiration behind Opus 15, I think I am rather close to the author's intentions: in Kinderszenen Schumann did not stop at a musical portrait of his family, which, in 1838 he did not yet even have. I dare say that he would not have created such an insight on his domestic life, even if he had already had one.
Scene d’Infanzia (Childhood Scenes) are more of an evocation rather than a description, in which the images suggested by the twelve titles become part of a larger romantic fictional world, in which childhood coincides with an auroral age, with an ideal world.

The approach adopted by Debussy, who dedicated Children's Corner to Chouchou, is much more realistic. More realistic because truly lived: most of the pieces refer to real atmospheres, or to objects actually owned by his daughter. The last work in the collection recalls and translates in a highly personal fashion the “Cake-walk”, a dance which was fashionable in Paris in the early 1900s.
Since I have been inspired, in the composition of my Kinderliana, by a kaleidoscope of different approaches and references (some of which are more distinctly intimate and human, while others are more ironic), therefore I decided to include this possibly too well-known piano piece in the collection.
My own compositional work is, at the same time, both musical and narrative, and the two are inextricably linked and connected. Like Schumann, I too wished to enter a world in which opinion and imagination could coexist; moreover, I composed this work in parallel with a collection of stories with the same titles, except for Introduction, Memento and Conclusion.
Thus, behind each piece there is a story; for this reason, rather than scenes, I would say that each composition features a character, protagonists of their own stories: the dancer, the knight, the animated doll, the parrot.
Just like Schumann, I imagined a stage on which the characters (puppets), bring their stories to the public’s attention. Therefore, on the occasion of a mise en scène of Kinderliana that I worked on, my vision became a reality: young actors were the protagonists of the stories and their presence on stage framed the musical performance.
Kinderliana opens with fantastic and imaginative stories and is slowly enriched with increasingly tragic and human content. As I realized that the tragic elements were taking over the more playful and ineffable ones, I started to worry. But then I thought: fairy tales, just like the main characters of the stories, Dora and Lucia, grow up; the most heartbreaking and inexplicable truths are often hidden behind most stories. In fact, both the tales and the musical collection are addressed not only to a young audience. Rather, their message can be seen under various lights; it can be understood by adults who have rediscovered a child’s innocent worldview and managed to transform human tragedies in a kind of surreal catharsis. Magic does not come only from the spells of fairies, but rather from the miracle of the human soul, young or old; this I address through Fairy Tales, aiming at moving and inspiring it.
These notes are not intended as a technical-stylistic analysis of the compositions I presented above: in my view, neither Schumann's Opus 15 nor Debussy's anthology are in need of introductions or commentaries. Moreover, it is not easy for me to write about my compositions. Instead, I thought that I should explain my choice of creating a large story with many characters, both real and invented, from Chouchou to Dora and Lucia, from the attention-seeking child to the one who does not want to sleep, from a knight made of clay to one on a rocking horse, up to the dancer or the little Alin. All have their own individual part of the story to tell on the great stage of life. The audience, comfortably seated on their chairs, are free to experiment empathizing with all characters, perhaps remembering childhood or reflecting on the many evils of life that only fairy tales can sublimate in a wonderfully disturbing way.

Label Da Vinci Classics, Osaka 2019 https://davinci-edition.com/product/c00162/ · Year 2019