Musica 268

Luglio-agosto 2015

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Editoriale (di Nicola Cattò)
Scriveva Paolo di Felice, nella «Polemica» pubblicata il mese scorso, che la sua short list di candidati ideali al «trono» dei Berliner Philharmoniker, dopo il nulla di fatto dello scorso 11 maggio, era composta da Daniel Harding, Teodor Currentzis e Kirill Petrenko: il primo, però, è stato designato a succedere a Paavo Järvi a capo dell’Orchestre de Paris a partire dall’autunno 2016 (e in quel periodo James Conlon inizierà il suo incarico stabile con l’Orchestra Rai di Torino: ottima notizia!), mentre il secondo era, per troppi motivi, un nome non realistico. Rimaneva Kirill Petrenko, che effettivamente sarà il prossimo Chefdirigent dei Berliner a partire dal 2018, data in cui scadrà il suo impegno stabile con la Staatsoper di Monaco: l’annuncio è stato dato in una conferenza stampa tenutasi il 22 giugno alla Philharmonie, un breve incontro con i giornalisti piuttosto surreale, in cui i responsabili dell’orchestra non facevano altro che rispondere «non possiamo fornire dettagli interni». Ci si chiede, ovviamente, cosa sia cambiato da quell’11 maggio in cui i professori non avevano trovato l’accordo: forse la faccenda è legata a quanto sta accadendo a Bayreuth, dove Katharina Wagner (direttrice del festival, fresca di rinnovo di contratto) avrebbe ingiunto, su richiesta di Thielemann, alla sua sorellastra Eva Wagner-Pasquier (condirettrice del festival sino al 31 agosto) di non farsi vedere sulla collina durante le prove per non turbare il lavoro della sua (e di Thielemann, ovviamente) nuova produzione di Tristan und Isolde e di non immischiarsi nella programmazione dei prossimi anni. Petrenko, che dovrebbe dirigere la ripresa del Ring di Castorf, nonostante la furibonda lite intercorsa fra i due nel 2013, è schierato invece con Eva e anche Daniel Barenboim, che nella vita musicale e politico-musicale tedesca e berlinese ha un peso cospicuo, ha appoggiato il direttore russo. Facile pensare, insomma, che la scelta di Petrenko, da parte dei Berliner, abbia anche un peso simbolico, in una nazione che ai simboli dà molta importanza: un deciso rifiuto del controverso (sotto molti punti di vista) di Thielemann a favore di Petrenko, che è ebreo e, sinora, più impegnato nell’opera che nel repertorio sinfonico (come hanno notato alcuni giornalisti tedeschi in conferenza stampa). Una lunga divagazione, ma necessaria, che chiudo subito per iniziare a parlare di questo numero di Musica, che riprende la nostra vecchia tradizione delle grandi rassegne discografiche con un lungo servizio, che ci accompagnerà fino ad ottobre, dedicato a una delle opere più popolari del repertorio, Carmen: le scelte di Maurizio Modugno sono spesso singolari e anticonformiste, ma sono sicuro che la persuasività e la brillantezza della sua penna sapranno convincere anche il lettore più scettico! Più prevedibile, invece, il consenso intorno alla figura di Nicolai Gedda, il sommo tenore svedese che l’11 luglio compie 90 anni e che viene ricordato da Gianni Gori partendo dal ricordo di un concerto triestino degli anni ’80. E poi, naturalmente, l’attualità, quella di un direttore molto amato dal pubblico di Santa Cecilia, Manfred Honeck, che divide singolarmente la sua cultura fra gli Stati Uniti e la natia Austria, e quella dell’Opera di Roma, da decenni simbolo degli sprechi e della malagestione degli ex enti lirici e che ora, finalmente, è avviata, grazie all’energica azione di Carlo Fuortes, a un cammino virtuoso, in cui qualità della proposta culturale e sobrietà della programmazione economica viaggiano di pari passo. E non potrebbe essere altrimenti.
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July, 2015  -  August, 2015